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I primi 100 anni della radio in Germania COSMO italiano 27.10.2023 23:55 Min. Verfügbar bis 26.10.2024 COSMO Von Francesco Marzano


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I primi 100 anni della radio in Germania

Stand: 27.10.2023, 18:00 Uhr

a cura di Francesco Marzano, Giulio Galoppo e Tommaso Pedicini

Il 29 ottobre 1923 andava in onda la prima trasmissione radiofonica in Germania. Approfittiamo di questo anniversario per ripercorrere con Giulio Galoppo le tappe principali della storia della radiofonia. Con il giornalista Giorgio Zanchini parliamo di presente e futuro della radio. Infine, con la conduttrice e collega Claudia D'Avino, confrontiamo i diversi modi di fare radio in Germania e in Italia.

Altes Radio Symbolbild

Nascita della radio

Grazie alla scoperta delle onde elettromagnetiche da parte di Heinrich Hertz, intorno al 1887, è stata spianata la strada per la telegrafia senza fili, o radiotelegrafo, di Guglielmo Marconi. All'inizio non si pensava alle trasmissioni di intrattenimento, ma al vantaggio commerciale e militare di diffondere un messaggio a molti destinatari.

La politica allora guardava con timore all'utilizzo che si sarebbe potuto fare di questa tecnologia, specie a livello di mobilitazione delle masse. Fu il pioniere della radio tedesca, Hans Bredow, a far cambiare atteggiamento al mondo politico. Per lui la radio rappresentava la possibilità di educare e intrattenere gli ascoltatori.

La radio nella Repubblica di Weimar

In quegli anni lo Stato voleva controllare sia i contenuti che la tecnologia. L'industria radiofonica fu quindi obbligata a produrre apparecchi con i quali si poteva ricevere solo una ristretta gamma di onde medie e non era possibile trasmettere in autonomia.

La radio ad uso domestico doveva essere approvata dalle Poste del Reich con un certificato e si doveva pagare, già allora, una tassa.

Fare radio durante il nazismo

I nazisti hanno avuto il totale controllo delle trasmissioni, mettendo la radio completamente al servizio della loro ideologia.

Il ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, riuscì a trasformare la radio in un mezzo di comunicazione di massa e fece produrre un apparecchio a basso costo, il "Volksempfänger", noto anche come "Goebbelsschnauze" (il muso di Goebbels).

L'ascolto delle "stazioni straniere nemiche", in particolare la BBC britannica, era severamente vietato, specie dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

La radio tedesca del dopoguerra

Gli Alleati sottrassero il controllo della radio ai tedeschi e istituirono un sistema di radiodiffusione sul modello della BBC: finanziato da un canone e decentralizzato. La radio tedesca non doveva più essere canale di trasmissione di contenuti politici.

Ben presto, tuttavia, le informazioni politiche vennero diffuse nuovamente e la radio venne utilizzata per diffondere idee democratiche, con l'introduzione di dibattiti e programmi con la partecipazione degli ascoltatori. Anche l'istruzione tornò a svolgere un ruolo importante, insieme a programmi per rielaborare il passato nazionalsocialista.

Le udienze del processo di Norimberga venivano, per esempio, trasmesse più volte al giorno in radio. Inoltre, si diede gran spazio alla cultura, considerata importantissima, perché i tedeschi avevano molto da recuperare: erano stati a lungo tagliati fuori dagli sviluppi internazionali della musica e della letteratura, molti grandi artisti e intellettuali erano andati in esilio durante il regime.

La nascita dell'ARD, Arbeitsgemeinschaft der Rundfunkanstalten Deutschlands

Claudia D'Avino COSMO Moderatorin

La conduttrice di COSMO, Claudia D'Avino

Nel 1949 la radio torna in mano tedesca. Nel 1950, le diverse stazioniregionali si unirono per formare l'ARD, l'Associazione delle emittenti tedesche, in tedesco Arbeitsgemeinschaft der Rundfunkanstalten Deutschlands. E, ricordiamolo, undici anni dopo, nel dicembre del 1961, nasceva all'interno dell'ARD anche la nostra trasmissione, Radio Colonia, divenuta poi il podcast COSMO Italiano.

L'avvento della televisione

Fino agli anni '70 la scelta in radio era tra la hit parade, a cui seguiva la musica classica, poi il radiogiornale e infine un "Hörspiel", un radiodramma. Con l'introduzione della televisione, la radio si è trovata ad affrontare un’enorme concorrenza. Il risultato fu l'aumento dell'offerta, maggiore varietà, più notizie, reportage più veloci e molta musica, soprattutto pop.

L'era digitale

Oggi internet ha decisamente superato la radio come mezzo più veloce. E se un tempo la presenza in radio era fondamentale per molti musicisti, ora le nuove canzoni vengono lanciate direttamente sulle piattaforme digitali. E sono pochi i giovanissimi che possiedono ancora una radio. Quindi tutte le stazioni radio sono presenti anche in rete. Questa trasformazione ha dato vita, negli ultimi 15/20 anni, a novità come il "podcasting" e l'"audio on demand".

La nascita della radio in Italia

L'Italia è stata di fatto la patria della radio. Il radiotelegrafo, scoperta rivoluzionaria di Gugliemo Marconi, era stato, infatti, impiegato in operazioni militari durante la prima guerra mondiale, ma una legge del 1910 ne proibiva l'uso ai civili. È all'inizio del 1924 che nasce l'Unione radiofonica italiana, grazie all'intervento di Costanzo Ciano, Ministro delle Poste e dei Telegrafi nel primo governo Mussolini. Il 5 ottobre 1924, sarà proprio Mussolini a tenere il suo primo discorso radiofonico, mentre il giorno successivo, la trasmissione di un concerto dal vivo di un quartetto d'archi sancisce la nascita ufficiale della radio italiana.

Giorgio Zanchini: la radio che cambia

Da 30 anni, Giorgio Zanchini lavora in radio ed è uno dei più noti giornalisti e conduttori della RAI. Zanchini, a COSMO italiano, racconta di come, in questi tre decenni, sia cambiato il modo di fare radio, di cosa abbia significato adeguarsi al processo di digitalizzazione. Inoltre, sottolinea come i contributi degli ascoltatori e delle ascoltatrici attraverso i social media abbiano contribuito alla "democratizzazione" della radio stessa.

Claudia D'Avino: fare radio tra Germania e Italia

Di casa a COSMO, conduttrice del programma tedesco, ma da sempre legata alla nostra trasmissione e ora al podcast italiano, sia con la voce che con la musica  (è lei che sceglie le nostre scalette musicali) – Claudia D'Avino ha scoperto la vocazione per la radio già da piccola, è arrivata prestissimo a lavorare per il WDR, ma ha accumulato anche esperienze giornalistiche in Argentina e in Messico. Ospite nel nostro studio, Claudia ci accompagna nel mondo radiofonico tedesco e in quello italiano, facendoci notare differenze e punti di contatto.