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L'odio in rete minaccia la democrazia? COSMO italiano 06.03.2024 20:34 Min. Verfügbar bis 06.03.2025 COSMO Von Francesco Marzano


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L'odio in rete minaccia la democrazia?

Stand: 06.03.2024, 17:13 Uhr

di Francesco Marzano, Enzo Savignano e Daniela Nosari

Una minoranza che nei social media alza la voce, insulta e discrimina può spingere molte categorie a ritirarsi nel silenzio e distorcere così il dibattito pubblico: lo sottolinea uno studio presentato di recente in Germania sull'odio in rete. Ce ne parla Enzo Savignano. Il dibattito nel mondo digitale è strettamente collegato a quello reale, sottolinea anche la ministra della famiglia Lisa Paus (Grüne). E preoccupa il successo del partito di estrema destra e populista AfD su TikTok.

Junge Frau schaut auf Handy

La ricerca tedesca sull’odio in rete

Lo studio dal titolo “Lauter Hass- leiser Rückzug” ha visto la partecipazione di diversi studiosi, ricercatori e professori universitari che fanno parte potremmo definirlo di un gruppo, una piattaforma di lavoro e studio denominata “Rete delle competenze contro l’odio in rete - Kompetenznetzwerk gegen Hass im Netz”. I ricercatori hanno contattato e sottoposto a diverse domande oltre 3.000 utenti di internet e social media sopra i 16 anni.

Chi sono le vittime degli hater del web

Sono soprattutto persone straniere o con passato migratorio, quindi parliamo di insulti razzisti. Ma anche le donne, praticamente oltre il 40% delle giovani donne tedesche tra i 16 ed i 24 anni che usano internet o i social media, in particolare TikTok e Instagram, sono vittime di insulti sessisti o semplicemente vengono invitate da altri utenti a postare sui propri profili foto in cui compaiono nude. L’altra categoria più colpita è quella LGBTQ+, vittime di insulti a sfondo omofobo.
Lo studio ha anche evidenziato che si stanno diffondendo sempre di più commenti negativi ed insulti rivolti ad utenti per motivi politici. Secondo lo studio sono vittime di insulti per motivi politici soprattutto gli utenti che dichiarano di essere di sinistra, parliamo del 19%,il dato scende al 16% per gli utenti di destra e al 10% per chi politicamente si schiera al centro. Lo studio sottolinea che recentemente in Germania anche e in particolare chi appartiene al partito ambientalista ed ecologista dei verdi è stato spesso preso di mira con insulti on line.

Come reagiscono le vittime

Jugendliche am Handy

I giovanissimi trascorrono sempre più tempo sui social media

Solitamente chi subisce insulti on-line per evitare nuovi attacchi verbali blocca l’utente che li ha insultati, in alcuni casi chiude il proprio account. Ma ciò che sottolinea lo studio è che sempre più spesso gli utenti di internet o di social media per evitare insulti e commenti caratterizzati da odio evitano di partecipare a discussioni on line su alcuni temi sensibili o rilevanti da un punto di vista sociale ed anche politico. Pertanto la diffusione dell’odio in rete, secondo gli autori dello studio, sta mettendo a rischio uno dei principi del contraddittorio democratico, ovvero la possibilità di sostenere la propria opinione ed idea con toni pacati e ragionevoli. Tutto questo appunto rischia di venir meno sulla rete e sui social media dove potrebbe prevalere e diffondere meglio le proprie idee chi usa un linguaggio aggressivo e violento, appunto i cosiddetti Hater, gli odiatori.

L’odio in rete come minaccia per la democrazia

Non solo questo studio, ma in precedenza anche altri studiosi, spesso citati ed intervistati dai media tedeschi, come il professore dell’Università di Bielefeld Andreas Zick, definito Konfliktforscher, ricercatore sui conflitti, hanno spesso sottolineato che il fenomeno della diffusione dell’odio in rete fosse eccessivamente sottovalutato e rappresentasse un rischio e un fattore di destabilizzazione dello stesso ordine democratico in Germania ma anche in altri Paesi.

Come difendersi dall’odio in rete

Spesso gli esperti  e studiosi hanno parlato di interventi preventivi, soprattutto sui giovani e nelle scuole. Ma senza dubbio sul tema va sottolineata la sensibilità mostrata dalla polizia di Berlino che ha addirittura creato e realizzato un podcast informativo sul tema della diffusione dell’odio in rete e anche in generale nella società in cui viviamo. Il podcast si intola “Tatmotiv Hass”, Movente odio. Anche il ricercatore e studioso dei conflitti Zick interviene spesso nei podcast e con lui altri ricercatoti, studiosi, giuristi, poliziotti ma anche semplici cittadini che raccontano le loro esperienze, fanno domande e aiutano gli esperti a fornire risposte. Con il podcast la polizia intende sensibilizzare gli utenti e gli ascoltatori sulle cause e conseguenze di reati originati appunto dall’odio e come aiutare chi è vittima di questi reati e delitti a difendersi e a chi rivolgersi. Ci sono poi associazioni che assistono concretamente le vittime di odio in rete, con avvocati e fondi per sostenere denunce e cause contro gli odiatori, la più nota è Hate Aid.

Gli interventi della politica

In concomitanza della presentazione del nuovo studio "Lauter Hass - leiser Rückzug", la ministra degli Interni Nancy Faeser (SPD) ha presentato una serie di misure straordinarie contro l’estremismo di destra, tra queste anche proposte per limitare sulla rete la diffusione dei messaggi d’odio postati da rappresentati dell’estrema destra. Queste misure prevedono anche la possibilità da parte della polizia di intervenire tempestivamente per eliminare per esempio i messaggi d’odio a sfondo razziale e risalire a chi ha diffuso tali messaggi.

Le norme Ue per tutelare gli utenti del web

Il 17 febbraio del 2024 è entrato in vigore un ultimo tassello del Digital services act, la legge sui servizi digitali. Un pacchetto di norme e provvedimenti molto complesso che mira fondamentalmente a creare un mondo on line, quindi sul web e sui social media, più sicuro e più equo. Introduce norme che proteggono allo stesso modo tutti gli utenti nell’Ue. Per esempio garantisce modi semplici per segnalare contenuti, beni o servizi illegali, vieta determinati tipi di pubblicità mirata, l’utilizzo indiscriminato di dati sensibili o dei minori e introduce una maggiore protezione per le persone colpite da molestie, insulti e bullismo online. Pertanto tende a limitare la diffusione dell’odio in rete puntando ad una maggiore responsabilità delle piattaforme che gestiscono i social.

La banca dati europea per la trasparenza

Oltre allo studio “Lauter Hass – leiser Rückzug”, esiste da alcuni mesi una banca dati europea per la trasparenza, in cui sono elencati tutti i contenuti rimossi dalle maggiori piattaforme internet a partire da utenti che hanno segnalato messaggi d'odio e fake news. La piattaforma è accessibile apertamente in rete. Si può vedere che, ad esempio, Tiktok rimuove principalmente contenuti violenti, Instagram contenuti pornografici.
X praticamente non rimuove se non una decina di contenuti all'anno.
Svea Eckert, giornalista dell'emittente pubblica Norddeutscher Rundfunk, che ha analizzato a fondo i contenuti della piattaforma, fa notare che - nonostante sia uno strumento molto utile - purtroppo ha dei limiti: "Il punto debole di questa piattaforma, criticato anche dagli esperti - dice Svea Eckert - è che non è abbastanza precisa. Ci sono quindi ampie categorie, ad esempio la disinformazione, la manipolazione delle elezioni, ma servirebbero informazioni più precise e più differenziazione".

La nuova legge sui  servizi digitali in Germania

Già a dicembre il governo tedesco aveva approvato la cosiddetta Legge sui servizi digitali (Digitale-Dienste-Gesetz), che fra l'altro prevede sanzioni per le piattaforme. Il Bundestag ha discusso poi a metà gennaio questa legge, che di fatto serve per attuare la Legge sui servizi digitali (DSA) a livello nazionale. Questa legge tedesca è quanto mai urgente, dice ancora Lisa Paus: “Continueremo a garantire la cancellazione dei canali e dei contenuti utilizzati per diffondere discorsi di odio veramente disgustosi – ha sottolineato la ministra dalla Famiglia - Abbiamo urgentemente bisogno di fermare le sempre nuove ondate di odio online”.

Come si gestiscono i reclami sul web e social

Diverse piattaforme reagiscono in modo diverso alle segnalazioni degli utenti, cancellando miratamente determinati contenuti a sfondo sessuale o violento. Ogni piattaforma ha infatti un modo diverso di gestire questi reclami. Ma anche una sua propria identità e pool di utenti. Ad esempio Tiktok si è rivelato particolarmente congeniale al partito d'estrema destra AfD per la diffusione dei propri messaggi, spesso populisti e problematici.

AfD e TikTok

Tim Schrankel, giornalista del WDR, esperto di social media e presentatore del canale TikTok del WDR "Nice to know" spiega come il partito ultranazionalista di destra stia sfruttando la piattaforma: “Su TikTok c’è un cosiddetto algoritmo sulla homepage a decidere cosa mostrare agli utenti, che non scelgono quindi direttamente. E questo è esattamente il principio di TikTok, che analizza con precisione cosa guardo e quanto a lungo”.

Ma d'altra parte lascia aperta la possibilità di proporre agli utenti contenuti non sempre proveniente dalla propria piccola bolla. Ed è quindi un ottimo strumento di propaganda, che l'AfD in primis sta sfruttando per raggiungere nuovi potenziali elettori. In totale, 23 dei 79 deputati dell'AfD hanno canali attivi, più di uno su quattro del gruppo parlamentare. In confronto, solo 4 dei 206 parlamentari della SPD sono attivi su TikTok e 7 dei 39 parlamentari del Partito della Sinistra.