Freno alla pubblicità di cibi con troppi zuccheri e grassi COSMO italiano 17.08.2023 19:41 Min. Verfügbar bis 16.08.2024 COSMO Von Francesco Marzano


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Freno alla pubblicità di cibi con troppi zuccheri e grassi

Stand: 17.08.2023, 15:16 Uhr

di Francesco Marzano, Enzo Savignano e Cristiano Cruciani

Il ministro dell’Alimentazione, il verde Cem Özdemir, ha messo a punto una proposta di legge sulla materia: i particolari da Enzo Savignano. Reazioni contrastanti del mondo politico ma anche dell’industria alimentare come spiega Manon Struck-Pacyna della Lebensmittelverband Deutschland. Infine sentiamo Veronica Veneziano di Food Assembly Berlin su come la pubblicità influenza le abitudini alimentari e il ruolo nell’alimentazione dei cibi industriali.

patatine

Una legge contro il cibo spazzatura

Mangiare sano per limitare il diffondersi dell’obesità ma anche di malattie come il diabete tra i bambini e i giovanissimi: è uno dei principali obiettivi che si è posto per il suo mandato da ministro il Verde Cem Özdemir. Il suo partito, nella scorsa legislatura, aveva già lanciato una campagna per favorire il mangiare sano e vegetariano nelle mense pubbliche e scolastiche dopo che il Robert Koch Institut aveva presentato uno studio sull’obesità infantile. Secondo il RKI, nel 2018 oltre il 15% dei bambini e giovanissimi tra i 3 ed i 17 anni in Germania erano risultati sovrappeso o addirittura con problemi di obesità a causa di un’alimentazione e uno stile di vita sbagliati. Per questo i Verdi e Özdemir si sono convinti che sia necessario limitare l’esposizione dei giovanissimi a messaggi pubblicitari che promuovano alimenti i cui effetti, sulla salute e sulla crescita, sono negativi. La proposta di presentare una legge sul divieto pubblicitario per alimenti nocivi alla salute è stata quindi introdotta nel contratto di coalizione di governo.

La proposta di legge

In Germania già ci sono regole sulle pubblicità sui cibi. Per esempio è vietato suggerire correlazioni fra il consumo di un certo alimento o integratore e performance sociali, sportive, intellettuali o anche il dimagrimento.
L’altro problema è che bambini e giovani trascorrono molte ore della giornata davanti alla Tv o al cellulare, una vita quindi troppo sedentaria. Per questo nella proposta d legge di Özdemir è prevista l’introduzione di un divieto della pubblicità in tv di cibi o snack poco sani in determinate fasce orarie, durante la settimana tra le 17 e le 22 e nel weekend praticamente per tutto il giorno dalle 8 alle 22. Previsto anche il divieto di affissione, entro i 100 metri da scuole o asili, per i cartelloni pubblicitari di snack e cibi con troppi zuccheri e grassi.

Le reazioni alla proposta

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Il ministro dell'Alimentazione, Cem Özdemir

L’idea di Özdemir ha già il sostegno di buona parte della coalizione tripartitica. Soprattutto Verdi e Socialdemocratici sostengono che il governo debba promuovere campagne ed iniziative anche legislative per favorire una corretta alimentazione dei cittadini, in particolare dei più giovani. Oltre 40 tra associazioni che tutelano i diritti dei consumatori, ma anche organizzazioni che favoriscono una corretta alimentazione e difendono i diritti dei bambini hanno salutato positivamente l’iniziativa del ministro. Il presidente della fondazione per salute dei minori, Berthold Koletzko, ha proposto un divieto della pubblicità in tv per cibi e snack nocivi per la salute dalle 6 del mattino alle 23 per tutta la settimana.

Le critiche di FDP e Unione CDU/CSU

Secondo il vicepresidente della FDP, Wolfgang Kubicki “una legge di divieto pubblicitario è sbagliato e non risolve soprattutto il problema della sedentarietà di alcuni bambini e giovani”. Inoltre secondo i liberali l’educazione alimentare è soprattutto un compito che devono assolvere prima i genitori a casa e non le istituzioni pubbliche. Anche per la cristiano-democratica Gitta Connemann il problema non è la pubblicità, bensì il consumo incontrollato ed eccessivo di alcuni alimenti e snack.

I dati del Koch Institut

Secondo Il RKI la cattiva alimentazione è la causa della maggior parte delle malattie cardio-vascolari, diabete ma anche problemi alle ossa e di depressione. Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istituto che controlla la diffusione delle malattie infettive e non solo, in Germania nel 2020 il 46,6% delle donne il 60,5% degli uomini maggiorenni risultavano sovrappeso. Circa il 19%, un quinto della popolazione adulta, aveva un problema di obesità.

La posizione dell’industria alimentare

Secondo Manon Struck-Pacyna, responsabile delle pubbliche relazioni per l'associazione Lebensmittelverband Deutschland: “la pubblicità ha i suoi effetti, ma gli studi finora effettuati non dimostrano la relazione diretta tra la pubblicità e le abitudini alimentari dei bambini nel loro complesso. Sono stati sempre presi in considerazione reazioni sul tempo breve, perciò non si può provare il nesso tra pubblicità e obesità”. L’esperta della Lebensmittelverband Deutschland suggerisce altre misure: “Nel contesto di una alimentazione equilibrata tutto è concesso, se viene assunto nella quantità giusta. Ci sono alcuni alimenti che vanno assunti in quantità minore di altri. Quello che serve è puntare sull'educazione e l'informazione: meglio responsabilizzare le persone piuttosto che controllarle. Bisogna iniziare già da subito a fornire ai bambini sia competenze alimentari che pubblicitarie”.

Come cambiare le abitudini alimentari

Ne abbiamo parlato con Veronica Veneziano, amministratore delegato dell'iniziativa Biodiversity in Good Company e fondatrice della Food Assembly in Germania: “il divieto pubblicitario ha un senso ed è una delle cose fondamentali che deve essere attuata. La proposta di legge nell’ultima versione è stata un po’ annacquata, sono state ridotte quelle che sono le misure di esposizione per le pubblicità sulla tv ed internet per i bambini”. L’iniziativa sarebbe importante perché dati in altri Paesi come in Gran Bretagna hanno dato riscontri estremamente positivi. Oltre al divieto pubblicitario è importante un’educazione alimentare. La Germania è pronta a muovere i primi passi invece l’Italia secondo Veneziano è ancora indietro da questo punto di vista.