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Come cambia il mondo del lavoro con la generazione Z? COSMO italiano 02.05.2024 22:20 Min. Verfügbar bis 02.05.2025 COSMO Von Francesco Marzano


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Come cambia il mondo del lavoro con la generazione Z?

Stand: 02.05.2024, 17:30 Uhr

di Francesco Marzano, Cristina Giordano e Daniela Nosari

Non si sono mai registrate così tante ore di lavoro in Germania come l'anno scorso, eppure molte donne rimangono sottooccupate. Cristina Giordano ci parla di un recente studio su questo tema e delle proposte degli esperti alla politica. E mentre decine di aziende tedesche sperimentano la settimana corta, si discute molto dell'approccio e delle richieste della generazione Z al mondo del lavoro. Ne parliamo con una giovane lavoratrice italiana in Germania e con il sociologo Maurizio Ferrera.

Mehrere Generationen in einem beruflichen Umfeld

Diverse generazioni insieme al lavoro

Record di ore lavorate in Germania

In Germania non si è mai lavorato così tanto come nel 2023. Lo dice un recente studio dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW). Lo scorso anno i dipendenti hanno lavorato circa 55 miliardi di ore, raggiungendo così la cifra in assoluto più alta dalla Riunificazione in poi. Non si tratta necessariamente di essere workaholic. Anzi, a ben vedere le ore di straordinario sono diminuite passando da una media di 23,3 ore nel 2016 a 13,2 ore nel 2023. 

Aumenta l’occupazione femminile

Il volume totale di lavoro in Germania è aumentato anche perché, nel corso degli anni, sono sempre di più le donne che lavorano. Secondo questo studio infatti, la partecipazione al mercato del lavoro delle donne in Germania è aumentata di 16 punti, raggiungendo il 73% tra il 1991 e il 2022. Accanto a questo, a portare questo record è anche l’impiego di immigrati come forza lavoro.

Nonostante questo miglioramento la potenzialità delle donne che vorrebbero lavorare di più non viene sfruttata al massimo. Lo dice lo stesso autore dello studio Mattis Beckmannshagen, che nota ancora una grande disparità di genere. Le donne lavorano in media circa 33 ore, mentre gli uomini 40 ore. È ancora alto il tempo che dedicano alla cura dei figli, rispetto agli uomini, e per questo motivo accettano lavori part-time. Secondo i ricercatori, se questa tendenza continuerà, ci vorranno decenni prima di vedere un riequilibrio.

E questo, a fronte di una percentuale di donne che vorrebbero lavorare di più più alta rispetto agli uomini. Inoltre lo studio mette in luce una grande differenza tra est e ovest, le donne nelle regioni occidentali sono più spesso sottoccupate, rispetto alle lavoratrici a est.

Le proposte alla politica

I ricercatori di questo studio DIW suggeriscono una riforma della „Lohnsteuerklasse“ e cioè degli scaglioni, che a seconda del reddito, servono in Germania a determinare le deduzioni fiscali in busta paga. Se ne parla da un po’, perché era uno dei temi del contratto di coalizione.

Secondo Annika Sperling, una delle autrici dello studio, una nuova suddivisione del reddito tra i coniugi potrebbe contribuire a rendere più conveniente per le donne aumentare le ore di lavoro, portandole oltre il tetto massimo fissato dal mini-job. Ma oltre a nuove leggi, servirebbe parallelamente anche una distribuzione più equa della cura dei figli tra uomini e donne. Un cambiamento sociale che andrebbe sostenuto con politiche per la famiglia utili a incoraggiare un maggior impegno dei padri.

Al contrario, la proposta di detassare gli straordinari potrebbe ostacolare una maggiore parità di genere, perché gli uomini tenderebbero a lavorare di più.

Critiche e pregiudizi sulla Generazione Z

Secondo lo studio del DIW, che ha intervistato una fascia molto ampia di cittadini (dalla Generazione Z, nati tra il '95 e il 2010, alla generazione dei boomer, cioè nati negli anni Cinquanta e Sessanta), non è dimostrabile che la Generazione Z voglia lavorare di meno. Sia in virtù del record di ore lavorate risultato dallo studio che del boom occupazionale vissuto dalla Germania: dal 2016 sono entrate nel mondo del lavoro quasi 2,3 milioni di persone in più.

Altro è invece il dibattito pubblico sull’idea di trovare un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata. E come scrive la testata della TAZ, la generazione Z e cioè i 20-30enni di oggi, sono consapevoli che il mercato del lavoro ha bisogno di loro e si trovano in una posizione negoziale migliore rispetto ai loro genitori. Abbiamo raccolto la testimonianza di Letizia, giovane lavoratrice italiana in Germania.

La generazione Z prova ora a imporre un nuovo equilibrio tra lavoro e tempo libero, ma non è un fenomeno nuovo: già negli anni Settanta la sociologia parlava di "postmaterialisti", lavoratori che non dovevano più solo soddisfare i bisogni primari e quindi avevano un diverso approccio al mondo del lavoro. Con un aumento della disoccupazione questo atteggiamento si era ridotto, ed è tornato ora, come ci ha spiegato il sociologo Maurizio Ferrera, dell'Università degli studi di Milano, che ci ha illustrato le differenze generazionali nell’approccio al lavoro.

La rivoluzione del mondo del lavoro

Sempre più lavoratori in Germania vorrebbero lavorare meno ore o distribuire il proprio orario di lavoro su più giorni. Circa un terzo dei dipendenti a tempo pieno intervistati dall’IW, istituto economico tedesco, vorrebbe lavorare meno. In Germania proprio quest’anno è partito un progetto pilota in cui 45 aziende stanno testando la settimana corta con la formula: 100-80-100 e cioè prestazione al 100%, per l'80% delle ore, e con pagamento al 100%, ovvero con stipendio pieno.

Inoltre in Germania quella che era una modalità lavorativa necessaria per limitare i contagi durante la pandemia è oggi ormai una soluzione scelta da molti lavoratori. A febbraio di quest’anno, il 24,1% dei dipendenti ha infatti scelto di lavorare da casa.

È il risultato di un'indagine condotta dall'Istituto Ifo su quasi 9.000 aziende, una percentuale che negli ultimi due anni è rimasta costante. E la maggiore flessibilità, accanto a stipendi più alti (78%) e benefit aziendali (71%), è per molti lavoratori uno degli incentivi più apprezzati dai lavoratori (71%).

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