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Come redistribuire il lavoro di cura fra uomini e donne? COSMO italiano 29.02.2024 21:07 Min. Verfügbar bis 28.02.2025 COSMO Von Filippo Proietti


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Come redistribuire il lavoro di cura fra uomini e donne?

Stand: 29.02.2024, 17:16 Uhr

a cura di FIlippo Proietti, Giulio Galoppo e Daniela Nosari

L'Equal care day vuole rendere visibile il lavoro aggiuntivo a carico delle donne, non pagato, e punta a una distribuzione più equa tra i sessi. Una disuguaglianza legata alle norme sociali tradizionali, ma anche al ruolo delle donne nel mercato del lavoro, e che ha importanti implicazioni economiche per tutti. Ce ne parlano Giulio Galoppo, Mia Teschner dell'Istituto tedesco per la ricerca economica DIW e l'economista Azzurra Rinaldi, che oltre alle misure strutturali chiede una rivoluzione culturale.

Mutter mit Kind in der Küche

Il lavoro di cura ricade ancora, nella maggior parte dei casi, sulla donna

Equal Care Day

Si celebra il 29 febbraio, un giorno invisibile per tre anni su quattro, che simboleggia appunto il lavoro aggiuntivo, di solito a carico delle donne e invisibile, ignorato.

Questa giornata è nata per iniziativa di una coppia di giornalisti tedeschi, Almut Schnerring e Sascha Verlan, che da anni si occupa del tema, e ci ricorda che il nostro intero sistema economico sfrutta la gratuità di questo lavoro, senza dare nulla in cambio. Per contro, le donne hanno meno tempo per lavorare regolarmente e guadagnare denaro e sono quindi più esposte al rischio di povertà.

Tra i suoi obiettivi, quello di distribuire i compiti di assistenza e cura in modo più equo tra entrambi i sessi, di valorizzarli in generale e di migliorare le condizioni del diritto del lavoro e del quadro socio-politico. Più in generale, La Giornata dell’Equal Care vuole sensibilizzare anche all’utilità di piccoli cambiamenti nella vita quotidiana, che fanno una grande differenza. Perché c'è anche il cosiddetto “mental load”, il carico mentale, che grava di solito sulle donne, cioè il compito di pensare a tutto in ogni momento come centro di controllo della famiglia.

Alcuni dati sulla Germania

I risultati di uno studio dello Statistisches Bundesamt (Ufficio federale di statistica) riferiti al 2022 sull’uso del proprio tempo, indicano che le donne svolgono quasi il 44% di lavoro non retribuito in più rispetto agli uomini. Dieci anni fa era il 52%. Si registra quindi un lieve miglioramento, ma il divario è ancora evidente. Praticamente, nel 2022 le donne hanno svolto in media nove ore di lavoro non retribuito in più rispetto agli uomini ogni settimana. Si tratta essenzialmente di lavoro di cura, vale a dire la cura dei bambini, l'assistenza ai parenti e la gestione della casa. Per semplificare, le donne svolgono ogni giorno un'ora e 17 minuti di lavoro non retribuito in più rispetto agli uomini.

Per l'analisi, circa 10.000 famiglie, cioè più o meno 20.000 persone dai dieci anni in su, hanno tenuto un diario per tre giorni tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2022. L'indagine attuale è la quarta condotta a intervalli decennali dall'inizio degli anni '90. Si concentra sulla distribuzione del lavoro non retribuito e di quello retribuito. Questo dell’Ufficio Federale di Statistica non è tra l’altro l’unico studio sul divario di genere nel settore dell’assistenza. Anche l’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica (Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung) ha svolto un’indagine su 17 Paesi europei.

Lo studio del DIW sul gender gap in materia di cura e assistenza

Ein Kind trinkt aus einem Plastikbecher am Esstisch

La cura di bambini, anziani e malati non retribuita contribuisce a mantenere il divario di genere ancora troppo ampio

Esamina quali fattori istituzionali, sociali e specifici del mercato del lavoro sono legati alla disuguaglianza tra i sessi nell'assistenza e la cura informale, cioè non pagata. L’analisi dei dati raccolti conferma che nei Paesi con maggiore disuguaglianza di genere e maggiore disuguaglianza nella partecipazione al mercato del lavoro tra uomini e donne, anche il divario di genere nell'assistenza è maggiore. Ne emerge anche qui, tra l’altro, che le donne sono quelle che lavorano, nella maggior parte dei casi, part time e che, quindi, guadagnano complessivamente meno degli altri componenti del nucleo familiare, contribuendo così in misura minore al reddito della casa. Ciò significa che quando si tratta di assistere un parente bisognoso di cure, spesso sono le donne ad assumersi questo compito e a rinunciare completamente al proprio lavoro o a ridurlo ulteriormente, perché guadagnando già di meno questa scelta è quella che incide meno sul reddito familiare.

Mia Teschner è una delle autrici dello studio compiuto dal DIW sul gender gap in fatto di assistenza. Uno dei principali risultati dello studio è stato quello di scoprire la relazione tra spesa pubblica in ambito assistenziale e alleggerimento di lavoro di cura informale per la donna. Teschner, intervistata da COSMO Italiano, sottolinea che nei Paesi in cui si spende di più per l'assistenza professionale, oppure per l'assistenza nelle case di cura o a domicilio, il cosiddetto “gender care gap”, ovvero la differenza tra donne e uomini nell'assistenza informale, è significativamente minore.

La Germania nel confronto europeo

La Germania si colloca a metà classifica in termini di spesa per l'assistenza formale, cioè retribuita, e di disuguaglianza di genere. Dovrebbe imparare dai Paesi con un basso divario di genere, come la Svezia o la Svizzera, e investire di più nell'assistenza formale per aumentare l'offerta e la qualità e ridurre lo sforzo richiesto dai parenti per l'assistenza informale. Al momento, senza i servizi di assistenza informale forniti dalle donne, l'assistenza in Germania crollerebbe. Circa l'80% delle persone bisognose di assistenza viene curato a domicilio, le donne costituiscono la spina dorsale dell'assistenza informale in Germania. Una cosa che vale anche per la maggior parte degli altri paesi, Italia compresa.

Il caso dell’Italia

L'Italia non è tra i paesi più virtuosi nella classifica stilata dallo studio del DIW in fatto di suddivisione del lavoro di cura tra uomini e donne, anche se lì sembra che il gap sia un po' inferiore rispetto al confronto con la Germania.

A COSMO Italiano ne parla l'economista Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica presso l'Università Unitelma Sapienza di Roma, dove è anche Direttrice della School of Gender Economics. Rinaldi fa notare come, in Italia, il 74% delle attività di cura non retribuite vengano svolte dalle donne, indipendentemente dal fatto che esercitino anche una professione fuori dalle mura domestiche o meno, e chiede, oltre a misure strutturali, una rivoluzione culturale, in cui gli uomini si prendano più cura dei propri figli.