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Nsu: 20 anni fa il primo omicidio

Ascolta l'intervista a Cristina Giordano

COSMO Radio Colonia - Beitrag 09.09.2020 06:05 Min. Verfügbar bis 09.09.2021 COSMO

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Nsu: 20 anni fa il primo omicidio

di Cristina Giordano

Il 9 settembre 2000 a Norimberga il fioraio di origini turche Enver Sismek viene ucciso a colpi di pistola. Due giorni dopo l'uomo muore in ospedale. Solo dieci anni dopo si scoprirà che l’omicidio è stato commesso da una cellula terroristica neonazista. Cristina Giordano ne ricostruisce la storia.

Enver Sismek, erster Mord von NSU

La strategia

La cellula Nationalsozialistischer Untergrund (NSU) responsabile di dieci omicidi, nove cittadini di origine turca e greca, e una poliziotta tedesca, era composta da Uwe Mundlos, Uwe Böhnhardt e Beate Zschäpe, originari di Jena, in Turingia. I tre sceglievano le vittime casualmente all’interno della comunità straniera in Germania, ma gli omicidi di matrice xenofoba erano studiati nei minimi dettagli. La serie di omicidi che va sotto il nome di «Ceska», dal nome della pistola usata, è stata commessa tra il 2000 e il 2006 in città diverse: tra queste Norimberga, Monaco, Amburgo, proprio per non destare sospetti. Per finanziarsi commettevano rapine: in supermercati, filiali della posta, banche.

L’arresto

Dopo una rapina in una banca ad Eisenbach, in Sassonia, parte la caccia della polizia ai rapinatori. Mundlos e Böhnhardt sentendosi sotto scacco incendiano prima la roulotte usata come base per i crimini, e poi si suicidano. Questa perlomeno è la versione ufficiale, avvalorata anche dal Bundeskriminalamt (BKA). Nel frattempo Beate Zschäpe, prima di venire arrestata, dà fuoco all’appartamento usato come base a Zwickau, a sud di Lipsia. Sia nella roulotte che nell’appartamento, nonostante ciò, sono state trovate numerose prove, e armi.

Il processo

L’11 luglio 2018 a Monaco si è concluso il processo di primo grado. Beate Zschäpe – imputata principale nel processo è stata condannata all’ergastolo come richiesto dall’accusa. Per la corte Zschäpe ha avuto un ruolo determinante in tutti i 10 omicidi, sia nella pianificazione che nell’esecuzione.  La corte di Monaco ha sottolineato che la cellula non solo aveva l’obiettivo di uccidere stranieri, ma anche di diffondere paura tra di essi, portandoli a lasciare la Germania. Gli omicidi avevano quindi l’obiettivo di destabilizzare il paese. Condannati tra i 2 e 10 anni anche: Ralf Wohlleben, Holger Gerlach, Carsten Schultze e André Eminger. Complici nell’aver procurato al gruppo terrorista documenti, appartamenti e armi.

È stata fatta realmente giustizia ?

Molti esperti dubitano che la corte sia riuscita a far luce in modo convincente sulla struttura dell'organizzazione. C’è una domanda fondamentale alla quale il processo non ha dato risposta: come è stato possibile che la NSU si muovesse indisturbata per anni, rapinando banche e sparando alla gente? Un nodo cruciale rimasto irrisolto, così come le responsabilità della polizia e dei Servizi, ma che potrà essere chiarito solo con altri processi. E non è detto che questo avvenga. Secondo la giornalista WDR Ayca Tolun – che ha seguito fin dall’inizio il processo NSU – le famiglie delle vittime, deluse dall’esito del processo, difficilmente andranno avanti in sede legale.

L’errore investigativo

Fin dall’inizio le forze dell’ordine si sono concentrate solo sulla biografia delle vittime, ipotizzando  un coinvolgimento nelle organizzazioni criminali turche. E questo nonostante ci fossero elementi evidenti che fossero omicidi di matrice xenofoba. Quindi fino alla scoperta della cellula, per tutti questi omicidi non mai stata presa in considerazione la pista di estrema destra.

Nsu 2.0

Si tratta di un gruppo che firma minacce di morte inviate per fax, email o sms con questa sigla «Nsu 2.0». Minacce inviate a personaggi politici, professionisti e artisti stranieri, tra cui l’avvocata Seda Basay Yildiz che aveva rappresentato una delle famiglie delle vittime di Nsu a Monaco. Non è chiaro chi ci sia dietro. Le indagini hanno fatto emergere che i dati personali dell’avvocata e di altre persone minacciate sono stati recuperati da computer della polizia di Francoforte. Secondo quanto scoperto dal team investigativo di cui fa parte il WDR, dati personali sarebbero stati consultati anche dai computer delle sedi di polizia di Amburgo e Berlino. Fino ad oggi non ci sono morti, ma sono segnali che non vanno sottovalutati dice la giornalista Ayca Tolun «Anche oggi, come allora, non si interessa nessuno al caso. Non ci sono grida di protesta da parte della stessa polizia, non ci sono grida di protesta della politica, o della cancelliera» - così Tolun.

Stand: 09.09.2020, 18:32