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Milo, il gatto che non sapeva saltare

Milo, il gatto che non sapeva saltare

di Francesca Montinaro e Cristina Giordano

Una favola racconta la vera storia di Milo, gatto trovatello, nero e disabile. La sua storia diventa così una metafora d'integrazione verso chi è "diverso". Ce ne parla la sua "mamma umana" e autrice Costanza Rizzacasa d'Orsogna.

Coverbuch "Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare"

La copertina del libro

Può un gatto impartirci una lezione di umanità? La risposta non è banale, e nemmeno retorica, ha che fare con la vera storia di Milo, un gatto trovatello che soffre di una sindrome che intacca il suo sistema nervoso, creandogli notevoli problemi di coordinazione, tanto che non riesce a saltare, e fa fatica a muoversi. È la vera storia di Milo, gatto trovatello che ormai è parte della famiglia della giornalista Costanza Rizzacasa d’Orsogna, che ha scritto così una favola: “Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” (Guanda editore).

Costanza Rizzacasa d'Orsogna und die Katze Milo

Costanza Rizzacasa d'Orsogna e Milo

L’autrice ai nostri microfoni racconta: “Mi ero resa conto che questo gatto non era solo un gatto, ma essendo nero, trovatello e disabile, era un gatto-metafora. Una metafora di integrazione sulla disabilità e il diverso”. Nel libro, durante le sue avventure Milo incontra diversi animali – la mucca, l’astice, il riccio – tutti portatori di messaggi che parlano di ambientalismo e lotta alla discriminazione.

Costanza Rizzacasa d’Orsogna – giornalista per il Corriere della Sera è attualmente in giro per l’Italia a portare la sua storia nelle scuole, i bambini colgono immediatamente il nesso metaforico, così l’autrice racconta la perspicace osservazione di un bambino ebreo, incontrato in una scuola romana: “La storia di questo gatto e le discriminazioni in generale contro chi è nero, indifeso e disabile, non sono molto diverse da quando mio bisnonno nel 1938 andò a scuola un giorno e non lo fecero più entrare perché ebreo”.

Stand: 24.10.2018, 18:20