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Lingue diverse, diverse memorie?

Lingue diverse, diverse memorie?

di Cristina Giordano e Luciana Caglioti

Un giapponese potrebbe avere una memoria più allenata di un italiano. Perché? Secondo uno studio del Max-Planck-Institut lingua, sintassi e memoria sono strettamente connesse tra loro. Ne parliamo con Federica Amici, autrice della ricerca.

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La nostra memoria dipende anche dalla nostra lingua

Die Forscherin der Max Planck Institut Federica Amici

La ricercatrice Federica Amici

Secondo uno studio del Max-Planck-Institut di Lipsia la nostra memoria è strettamente connessa alla lingua che parliamo. Ci sono alcune lingue, come il giapponese –ricorda la ricercatrice autrice dello studio Federica Amici – la cui sintassi è costruita in modo da poter capire il senso dell’intera frase solo alla fine. Questo significa che il cervello è abituato a tenere a mente tutti gli elementi di una frase, per poterla comprendere. Un sistema che in un certo senso “allena” la cosiddetta “memoria di lavoro”.

E che differenze ci sono fra italiano e tedesco? Luciana Caglioti ha parlato anche di questo con Federica Amici, che vive appunto in Germania.

Stand: 28.02.2019, 18:13