Tram di Natale

Ascolta l'intervista a Giosuè Calaciura

COSMO Radio Colonia - Beitrag 06.12.2019 05:30 Min. Verfügbar bis 05.12.2020 COSMO

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Tram di Natale

di Cristina Giordano

Un neonato abbandonato, un cameriere filippino, un commerciante di ombrelli, una prostituta. Sono gli ultimi della società. In un tram che alla vigilia di Natale ci conduce nelle storie della nostra umanità. "È una favola moderna, ma triste", dice il suo autore Giosuè Calaciura nell'intervista di Cristina Giordano.

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La copertina del libro

È la vigilia di Natale. Un neonato ancora con le macchie del sangue materno è abbandonato su un tram. Il suo sguardo è quello degli «orfani venuti al mondo già consapevoli della fatica e della solitudine». Attorno a lui, come in una sorta di presepe vivente, si alternano le storie di persone che vivono ai margini della società: una prostituta, un cameriere filippino che ha terminato il suo turno, un venditore di ombrelli con le scarpe troppo piccole, ma che non toglie perché regalate dal figlio. Il richiamo a «Canto di Natale» di Dickens è immediato. Perché anche «Tram di Natale» (Sellerio) è una favola sull'ingiustizia sociale. Una favola triste come dice Giosuè Calaciura a Cristina Giordano, che l'ha intervistato.

Il romanzo ha come protagonisti personaggi che potremmo definire gli ultimi della società. Il messaggio è in qualche modo "aprite gli occhi, guardatevi attorno". Perché si fa così tanta fatica a guardare in faccia la sofferenza?

 Giosuè Calaciura

Giosuè Calaciura

Giosuè Calaciura: "Potrei rispondere che forse ne abbiamo troppa di sofferenza che non vogliamo assorbirne altra. Questa fascia che noi chiamiamo marginale ma che numericamente non lo è. Sono fette delle nostre società urbane che sono ampie e non residuali, nelle periferie ma anche nei centri storici. Se devo pensare a una città con un centro particolarmente marginalizzato, una di queste è per esempio Palermo".

È un romanzo che non può essere letto se non intrecciandolo alle notizie di attualità però nello stesso tempo c'è qualcosa di magico. C'è questo miracolo finale che lo trasforma quasi in una favola. È una favola moderna ?

Giosuè Calaciura: «Sì, mi accusano di scrivere favole tristi. E questa lo è particolarmente perché il finale che avevo immaginato era un finale consolatorio. Andando avanti ho capito che non potevo dare una consolazione a quest'umanità che frequenta questo tram e che dovevo dare l'idea che c'è la favola ma c'è anche la necessità di cambiare, di impegnarsi affinché questo tram diventi terreno di giustizia. Il finale è una sorta di allucinazione collettiva. Tutti vogliamo vedere questo bambino. Tutti abbiamo bisogno di questo angolo di trascendenza che è il Natale. Questa necessità di rinnovamento, di nascita appunto. E io avevo bisogno di recuperare il senso transcendente del nostro essere al mondo, che vuol dire ricerca della giustizia. Non riesco a slegare queste cose. La mia religiosità – anche se io sono un non credente – è che nella meraviglia di essere al mondo c'è anche lo stupore dell'ingiustizia. Non so riappacificarmi con questa cosa e la faccio diventare uno dei motori della mia scrittura ».

Abbiamo riportato solo uno stralcio dell'intervista, che potete trovare in forma completa ascoltando l'audio. Basta cliccare sulla freccia in alto.

Stand: 06.12.2019, 18:28