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"Noi siamo tempesta"

Ascolta l'intervista a Michela Murgia

COSMO Radio Colonia - Beitrag 07.06.2019 05:55 Min. Verfügbar bis 06.06.2020 COSMO

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"Noi siamo tempesta"

di Cristina Giordano

La storia non è fatta solo da eroi, ma anche e soprattutto da imprese corali. Dalla battaglia delle Termopili, a Wikipedia. Dal pugno chiuso degli atleti che sul podio alle Olimpiadi di Messico '68 inviano al mondo un messaggio antirazzista, alle madri di Plaza de Mayo che chiedono giustizia per i desaparecidos. Michela Murgia ci racconta il suo inno all'epica collettiva.

Buchumschlag

La copertina del libro

"Noi siamo tempesta" (Salani editore), recentemente vincitore di un riconoscimento speciale al Premio Andersen, dedicato alla letteratura per ragazzi, è in realtà un libro rivolto a tutti. Soprattutto a quegli adulti che spingono i loro figli alla competizione. 16 racconti per rileggere la storia attraverso imprese collettive. Accanto a quelle più conosciute anche storie meno note, come il gruppo di aviatrici sovietiche denominato "Nachthexen" o il Confino di San Domino alle Tremiti, dove durante il fascismo, venivano esiliati omosessuali, ebrei, zingari e femministe. Cristina Giordano ne ha parlato con l'autrice, Michela Murgia.

"Noi siamo tempesta" ci ricorda che la storia non è fatta solo da eroi solitari. Ma anche e soprattutto da imprese corali. 16 storie che attraversano momenti storici e latitudini diverse. La protesta pacifica delle donne di Plaza de Mayo, la battaglia delle Termopili degli Spartani, ma anche Wikipedia. Queste storie hanno una sorta di X-Factor corale in comune?

Michela Murgia: "Decisamente sì. Noi siamo abituati a riconoscere l'X-Factor quando si presenta con un nome e un cognome individuale, in realtà i grandi passaggi della storia sono stati fatti da gruppi di persone che hanno saputo organizzarsi e spesso di queste persone non sappiamo nemmeno il nome. Come se fossimo programmati per identificarci solo nel singolo. Questo dipende probabilmente dal fatto che siamo effettivamente programmati per questo attraverso le storie che ci vengono raccontate. Quando gli unici strumenti dell'immaginario sono strumenti individualistici non è strano cercare l'individuo anche laddove sarebbe meglio essere capaci di vedere l'insieme".

Nella prefazione dice 'noi impariamo da bambini a lasciarci ispirare dalle storie di eroi fantastici o reali': se iniziassimo a cambiare la prospettiva quali effetti potremmo avere?

Schriftstellerin Michela Murgia

Schriftstellerin Michela Murgia

Michela Murgia: "Intanto che i bambini e le bambine comincerebbero a guardarsi intorno osservando gli altri non come nemici o come competitor, ma come potenziali elementi di forza a cui aggregarsi. E questa sarebbe già una rivoluzione. Quello che penso è che siano gli adulti a non volere che questo accada perché spesso sono i genitori a volere nei propri figli l'eccellenza. Questo libro per molti versi è scritto non tanto per i ragazzini che in campo giocano a calcio e si tirano la palla, ma per i genitori che intorno al campo, aggrappati alla rete, li incitano a non fare il passaggio ma a tirare direttamente in porta per diventare il campione. La logica del campione appartiene molto più agli adulti. Siamo noi a creare bambini competitivi. I bambini sin dall'inizio sono predisposti a cercarsi, pensarsi e a guardarsi potenti insieme prima che arriviamo noi e li mettiamo gli uni contro gli altri".

Anche l'abbattimento del Muro di Berlino viene qui raccontato come un'impresa eroica collettiva e non come un'impresa decisa dall'alto. È andata veramente così?

Michela Murgia: "È andata veramente così. Se uno dovesse chiedere chi ha buttato giù il Muro di Berlino, sarebbe impossibile dire un solo nome, cognome o un solo gruppo. Hanno buttato giù il Muro i berlinesi, perché hanno saputo utilizzare una serie straordinaria, rocambolesca, fortunosa di eventi generati da persone che non volevano buttare giù il Muro: dal politico che fa un'affermazione che sembra far intendere che il Muro si possa finalmente attraversare, fino al gendarme che non spara sulla folla perché è nel dubbio se l'ordine è effettivamente stato dato o no. Una serie di eventi concatenati, nessuno dei quali però preso da solo ha avuto il potere di far crollare il Muro. Il Muro lo hanno buttato giù i cittadini e le cittadine ecco perché questa cosa bisogna raccontarla come un'impresa epica. Se nessuno si fosse mosso di casa quella notte, il Muro sarebbe ancora lì".

Abbiamo riportato qui solo uno stralcio dell'intervista, che trovate nella versione completa in forma audio, cliccando in alto sulla freccia.

Stand: 07.06.2019, 18:28