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Pianura

Ascolta l'intervista a Marco Belpoliti

COSMO Radio Colonia - Beitrag 02.07.2021 05:49 Min. Verfügbar bis 02.07.2022 COSMO


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Pianura

di Cristina Giordano

Marco Belpoliti raccoglie storie e ricordi in un «atlante geografico e di incontri»: un libro dedicato alla sua terra, la pianura emiliana. Così si attraversano luoghi e epoche per riscoprire questa regione, forse ingiustamente troppo poco celebrata.

Buchumschlag

La copertina del libro

Marco Belpoliti scrive ad un amico, che poi è anche il lettore. Gli scrive e racconta ricordi, luoghi e incontri avvenuti nella sua terra, in quell'Emilia dove «tutto sembra annodato, tutto si rimanda». Nell'intervista curata da Cristina Giordano il giornalista e scrittore Marco Belpoliti parla del suo ultimo libro: «Pianura» (Einaudi).

«Pianura» è un omaggio ai luoghi in cui è nato e cresciuto, l'Emilia. È una sorta di viaggio mistico in quella «terra piatta interrotta dai pioppi e dai boschetti». Cosa si scopre ancora nel suo viaggio?

Marco Belpoliti: «Che non si conosce mai la pianura bene, che per sua definizione sembra tutta uguale senza variazioni e senza sostanziali cambiamenti, in realtà è un posto misterioso, è un posto pieno di passato, di storia, di geografia, di immagini. Solo che non sono le Alpi, non sono le montagne che si protendono verso di noi in modo così evidente».

Lei scrive «da ragazzo sono andato a pescare lungo i canali che si ripartono negli affluenti del Po» e racconta molti aneddoti che riguardano la sua gioventù e non solo. Aveva il bisogno di fissare i suoi ricordi, legandoli a questi luoghi?

Marco Belpoliti

Lo scrittore Belpoliti

Marco Belpoliti: «Il libro è come un atlante geografico. È un atlante di incontri, di persone: c'è Ghirri, Celati, Camporesi, Vesce, Giuliano Della Casa eccetera. Ma è anche un'autobiografia non dell'io – anche se io parlo in prima persona, ma mi rivolgo a un tu che è un amico, una persona esistente, ma è anche il lettore per raccontare una storia che è quella del noi quindi anche una storia collettiva, non solo singola. Un po' come le voci narranti, là dove c'è un romanzo o una storia da raccontare, raccontano sempre la storia degli altri pur passando attraverso la propria.

I luoghi diventano personaggi e i personaggi sembrano quasi dei luoghi, il fotografo Luigi Ghirri, lo scrittore Gianni Celati, il regista Antonioni, Camporesi. Gli uni si confondono con gli altri, è così?

Marco Belpoliti: «Ciascuno ha un proprio ritratto ma ogni personaggio è come una porta che apre verso uno spazio e un tempo diverso, per cui entrando da Berger si passa da Antonioni e da Antonioni si passa a Ravenna. Ogni parola è una porta e ogni personaggio è una storia in modo abbastanza shakerato. È come un aperitivo, un long drink messo dentro questo shaker, questo contenitore metallico, e c'è un'agitazione. Quello che viene fuori è una mescolanza di tante componenti diverse che formano questa bevanda o biberone».

E in questo drink ci sono tanti aneddoti, tra cui uno sull'aceto balsamico, con un ruolo doloroso.

Marco Belpoliti: «È un'eredità che ho perso. Come un talismano prezioso che uno riceve, mette in tasca e poi cammina, cammina e non si rende conto che c'era un buco nella tasca e il talismano è perso. Mio padre mi aveva lasciato dell'aceto balsamico in una botticella, che non è esattamente di aceto balsamico, ma è di un aceto contenente la cosiddetta 'madre', un microrganismo che riduce il vino e lo trasforma in aceto e ha delle temporalità molto lunghe per poter arrivare ad un aceto consumabile e da portare in tavola. Io da incapace l'ho lasciato seccare per cui ho ammazzato mio padre e mia 'madre', la madre con M maiuscola e il microrganismo con un colpo solo. Li ho eliminati dalla mia vita, nonostante questo, con un grande senso di colpa.»

Ascolta l'intervista completa a Marco Belpoliti cliccando sull'audio in cima a questa pagina.

Stand: 02.07.2021, 18:28