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Proletkult

Proletkult

di Cristina Giordano

Torna il collettivo di Wu Ming con un romanzo che mescola sapientemente storia, fantascienza e guarda all'attualità. Perché proprio la resa dei conti che segue la Rivoluzione Sovietica ci invita a riappropriarci di quel fermento culturale, per fermare la catastrofe (ambientale) che abbiamo sotto i nostri occhi. L'intervista a Federico Guglielmi.

Buchumschlag

La copertina del libro

Mosca, 1927. Mentre fervono i preparativi per celebrare il decennale della Ri-voluzione d'Ottobre, Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov, autore del celebre romanzo "Stella Rossa" incontra Denni, una giovane donna che sembra uscita direttamente dalle pagine del suo romanzo. Sarà l'occasione per una resa dei conti politica, filosofica e umana. Il collettivo di Wu Ming è tornato con "Prolet-kult" (Einaudi), uno di quei romanzi che lasciano il segno nella storia della let-teratura italiana contemporanea.

Voi scrivete: "Non basta bruciare i pianoforti per dare il benservito a trecento anni di musica e non basta consegnare le fabbriche agli operai per farla finita con il capi-talismo". Ecco perché nasce Proletkult, organo creato nel 1917 dall'Unione Sovie-tica per favorire l'arte proletaria - e che dà il titolo al vostro ultimo romanzo. Aveva ragione Lenin, non si può cambiare la società senza cambiare le menti degli indivi-dui?

Federico Guglielmi: "Questa è stata la polemica al centro del discorso tra Lenin e Bogda-nov. Cosa viene prima? Il cambiamento della società o il cambiamento delle menti. Bogda-nov metteva al centro la cultura, il cambiamento di sé che secondo lui doveva assoluta-mente accompagnare la trasformazione sociale. Lenin in qualche modo dava per implicita la trasformazione culturale, sarebbe avvenuta come conseguenza. Difficile stabilire oggi, a cento anni di distanza, chi avesse ragione. Forse non è nemmeno così importante. Delle due forse è più interessante continuare a mantenere al centro quel dibattito, perché co-munque quello sì è ancora attuale. Non è tanto una questione di priorità, ma sicuramente di considerare entrambi i terreni, quello della trasformazione sociale e quello della trasfor-mazione culturale, come strategici e importanti".

"Proletkult" è in parte lo spin-off immaginario del romanzo di Bogdanov "Stella rossa" in cui si racconta il socialismo degli abitanti di Marte. Nel vostro romanzo però Denni, figlia di un terrestre e di una nacuniana cerca sua padre Leonid, che scropriamo essere il vero ispiratore di Bogdanov e bussa alla sua porta. A Nacun il socialismo è realtà e funziona. Mentre Bogdanov e gli altri hanno fallito. Senza dare un giudizio storico, perché?

Federico Guglielmi: "Denni è un po' il punto di vista esterno, è un'aliena in tutti i sensi e ha uno sguardo che è molto diverso rispetto al loro - che la storia l'hanno vissuta al loro in-terno, anche viscerale. Tuttavia viene da un posto in cui il socialismo si è realizzato ma non ha eliminato tutte le contraddizioni. Questo per noi era importante, che la nostra a-liena sfuggisse ai due stereotipi classici, quello dell'alieno buono, dell'esploratore alla E.T. o dell'alieno cattivo, divoratore alla Alien. Volevamo che fosse un alieno particolare, che avesse del buono e del cattivo. Su Nacun una grossa contraddizione ancora molto viva è quella tra gli esseri viventi e l'ambiente. C'è un problema ambientale, di esaurimento di risorse che nemmeno la società socialista è riuscita a risolvere. Come dire che ogni rivolu-zione non fa altro che portare la società a una fase successiva che avrà le sue contraddi-zioni, e i suoi problemi. E questo si riflette anche sui discorsi che si fanno sulla Rivoluzione Russa".

Denni mentre racconta la vita su Nacun dice "Siamo troppi. Viviamo troppo a lungo (.)… Stiamo valutando l'ipotesi di espanderci nella vostra galassia. Non si può fare il socialismo in un solo pianeta". Se Denni arrivasse oggi sulla Terra, in questo pre-ciso momento storico, cosa la spaventerebbe di più?

Federico Guglielmi: "Molto probabilmente la spaventerebbe l'assenza di una qualunque prospettiva d'avvenire. Noi stiamo ragionando di personaggi che erano al tempo stesso filosofi, politici, romanzieri e che guardavano il futuro - Bogdanov scrive un romanzo di fan-tascienza, guardavano avanti. C'era una prospettiva di futuro. Ciò che si faceva lo si faceva in nome di un mondo di là da venire. Si combatteva, anche aspramente, per una prospettiva. Oggi questa prospettiva è scomparsa."

Il messaggio che sembrate lanciare chiaro e forte è: "riappropriamoci del fermento culturale della rivoluzione sovietica". Perché si è perso oggi il sogno di una qual-siasi rivoluzione?

Federico Guglielmi: "Si è perso, a mio avviso, perché da un lato l'esperienza del socia-lismo che era nata da quella rivoluzione e ne ha poi ispirate molte altre, è fallita, sconfitta storicamente. E si è perso perché anche il sogno liberale, seguito in qualche modo a quell'esperienza, ormai sta mostrando la corda, sta fallendo. È il sistema in cui viviamo che sta fallendo. È quello che ci dicono gli scienziati non tanto gli opinionisti di turno: tra non molto raggiungeremo il punto di non ritorno per il catacalisma ambientale ci pone da-vanti a un fallimento che è concreto e scientificamente rilevato, rispetto al quale il punto cruciale sarà come farvi fronte."

È possibile ascoltare l'intervista completa cliccando in alto sull'apposita freccia

Stand: 04.01.2019, 18:29