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Le isole di Norman

Ascolta l'intervista a Veronica Galletta

COSMO Radio Colonia - Beitrag 18.09.2020 05:21 Min. Verfügbar bis 18.09.2021 COSMO

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Le isole di Norman

di Cristina Giordano

A Ortigia la vita di Elena sembra scorrere su un binario fisso, fino a quando la madre scompare. Da questo momento in poi, niente è più scontato. Veronica Galletta ci racconta il suo romanzo, vincitore quest'anno del Premio Campiello, Opera Prima.

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La copertina del libro

«Ortigia non è sempre stata un'isola. La collegava alla terraferma un istmo sottile, che ormai non c'è più. Adesso solo qualche centinaio di metri la separano dalla terraferma, alla quale si arriva e si esce attraverso due ponti, che non bastano comunque per ignorare il confine», scrive Veronica Galletta. Ed è qui che si snoda la storia di «Le isole di Norman» (Italo Svevo editore). Elena, giovane ragazza, è contraria ad ogni tipo di cambiamento, perché «le dà le vertigini» e preferisce che tutto scorra seguendo percorsi prestabiliti. E invece sarà obbligata a confrontarsi con uno stravolgimento profondo, quando la madre, donna solitaria che ama chiudersi in camera sua, improvvisamente scompare. Elena allora cerca le risposte a questo abbandono nel passato, e anche l'incidente che ha segnato la sua vita (un'ustione su gran parte del corpo, che le ha lasciato profonde cicatrici), potrebbe non essere andato esattamente come invece lo ricorda. Veronica Galletta, in questa intervista raccolta da Cristina Giordano, ci parla di questo romanzo, di Ortigia, di mare e di isole.

Elena è una giovane ragazza, vive con il padre e la madre in un piccolo appartamento ad Ortigia. Qui tutti conoscono tutti, eppure Elena si accorge, ad un certo punto, di non conoscere i suoi genitori e il loro passato. Come riesce a fare i conti con questo grande paradosso?

Veronica Galletta: «Per lei è veramente una cosa complessa, e i conti non ce li fa mai fino in fondo. Più che fare i conti, lei cerca di controllare questa cosa, cerca di controllare sua madre, i suoi umori, le sue sensazioni. Per il resto il suo passato, e il loro passato insieme ruota attorno a un incidente che ha visto protagonista Elena bambina e rimane per lei un'incognita. Le affiorano dei ricordi. Cerca in qualche modo di affrontare il padre o la madre per chiedere qualcosa di questo passato, ma in realtà non lo fa mai fino in fondo; non riesce mai a fare le domande giuste per cui si potrebbero avere delle risposte.»

Il romanzo si intitola «Le isole di Norman», è ambientato a Ortigia, tecnicamente un'isola collegata alla terraferma di Siracusa da ponti, e le cicatrici delle ustioni avute da bambina per una pentola di acqua bollente cadutale addosso sono per Elena delle isole. Che ruolo gioca l'isola in tutta la storia?

Veronica Galletta: «Sicuramente le posso dire che l'isola ha per me un enorme fascino, lo ha sempre avuto sia letterariamente, a partire dall'«Isola del Tesoro» di Stevenson, molto citato all'interno del romanzo, romanzo preferito di Elena bambina - ed era anche il mio romanzo preferito da bambina ed in qualche modo lo rimane anche da adulta. Il titolo «Le isole di Norman» è un rimando all'«Isola del Tesoro»; si dice che Stevenson si riferisse a queste isole di Norman quando modellò il suo romanzo. Le isole sono dei confini, confini che bisogna superare, che bisogna attraversare. A Ortigia si dice 'passare i ponti' per dire andare dall'altra parte, sulla terraferma. C'è questa cosa di dire 'andare sulla terraferma', come se l'isola non fosse terraferma di per sé, e si potesse spostare. È legato anche al fatto che sono siciliana, nata a Siracusa, ho vissuto anche in un'altra isola, la Sardegna. E quindi è uno dei temi attorno ai quali mi arrovello e rifletto.»

Nel romanzo, oltre a Elena, al padre e alla madre, ci sono personaggi che sembrano arrivare da un'epoca lontana: c'è Filippo, il riparatore di lavatrici che vive nel 'basso', c'è Franco, amante dei gatti e amante nostalgico di un passato d'impegno politico, e tanti altri. Quale Sicilia e quale gente di Ortigia si racconta in questo romanzo?

Veronica Galletta: «In realtà sono tutti personaggi miei inventati, sicuramente mutuati da persone, personaggi che ho visto all'interno dell'isola ma che non esistono, che però credo che esistano tutt'ora. Credo che quella di Ortigia, nonostante sia cambiata profondamente per l'evoluzione turistica, perché tutto cambia, è un tipo di popolazione che sull'isola resiste ancora. Molto ancorati al luogo, molto ancorati alla giornata, con storie misteriose, persone di cui intuiamo dei passati, ma non li possiamo conoscere fino in fondo».

Lei è siciliana, ha vissuto in Sicilia, poi in Sardegna, ora a Livorno, è ingegnera idraulica, scrive di isole e di mare. Lei dice che l'isola ha un ruolo particolare, ma anche il mare sembra avere un ruolo privilegiato nella sua vita, o sbaglio?

Veronica Galletta: «Sì il mare ha un ruolo molto importante. Ho vissuto in diverse città di mare, che vivono con il mare un rapporto diverso. Ho vissuto anche a Catania, a Genova. Alla fine mi sono fermata a Livorno per tutta una serie di circostanze lavorative, perché volevo fare porti. Il mare di Livorno ha qualcosa che ricorda molto il mare di Siracusa, il rapporto dei Livornesi così carnale con il loro mare, così immediato – bastano le mutande per buttarsi in acqua – ricorda il rapporto che si ha con il mare di Ortigia. Per me è importante. Durante il periodo di lockdown pensavo solo a una cosa: al momento in cui sarei potuta uscire, girare a sinistra, fare tutta la strada verso il mare – il mare non lo vedo perché ci sono degli alberi, ma è lì, lo so, e buttarmi in acqua. Poi non l'ho fatto il primo giorno che sono uscita, ma avevo solo un pensiero, scendere, correre e buttarmi in acqua, come gesto liberatorio».

Abbiamo riportato solo una parte dell'intervista, che trovate completa in forma audio, cliccando in alto sulla freccia.

Stand: 18.09.2020, 18:29