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La maligredi

Ascolta l'intervista a Gioacchino Criaco

COSMO Radio Colonia - Beitrag 03.05.2019 06:18 Min. Verfügbar bis 02.05.2020 COSMO

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La maligredi

di Cristina Giordano

La maledizione più grande per Africo è l'emigrazione. Fino all'arrivo di un giovane rivoluzionario che, dopo aver vissuto in Germania, torna e scuote le coscienze. E i ragazzi cominciano a sognare in grande. Il romanzo di Gioacchino Criaco, ora tradotto anche in tedesco.

Buchumschlag

La copertina del romanzo

Nel grecanico diffuso in Calabria – idioma che vede la sua origine nel greco, la "maligredi" indica l'inimicizia, l'astio, la maledizione Per lo scrittore calabrese Gioacchino Criaco, autore di "La maligredi" (Feltrinelli), la maledizione più grande è la disgregazione della comunità, dovuta all'emigrazione e alla diffusione di una crescente criminalità capace di distruggere i sogni di tanti ragazzi calabresi. A portarci nei luoghi di questo romanzo, ad Africo, nell'Aspromonte, è un ragazzo, Nicola, e i suoi amici Filippo e Antonio, improvvisamente affascinanti da Papula, un giovane anarchico rivoluzionario che arriva dalla Germania. Il romanzo è stato recentemente pubblicato anche in tedesco "Die Sohne der Winde" (Folio Verlag).

Il romanzo si apre con la piazza di Africo, immobile ad ascoltare le parole di un ragazzo che invita a lottare per i propri diritti. Questo ragazzo si chiama Papula, che in realtà racconta la vera storia di Rocco Palamara. Chi era e cosa ha fatto per la Locride?

Gioacchino Criaco: "Rocco Palamara era un ragazzino anarchico emigrato in Germania che torna in Calabria e spiega a quel paese che non aveva diritti, che non aveva il diritto di lavorare in casa propria, di avere una casa, di avere una giustizia normale. Di avere tutte quelle opportunità che fanno diventare civile una società. Nel momento più bello del paese che è la festa del patrono del paese, questo ragazzo arriva sale sul palco e dice queste parole straordinarie 'La rivoluzione è un albero di more e noi non vogliamo padroni'. Dà il via a una rivoluzione vera che dura per sette anni, sette anni di una sorta di guerra civile in cui un popolo fatto di donne 'gelsominaie' e di ragazzini, caccia la mafia fuori dal paese e rivendica i diritti".

L'esperienza delle Germania lo aveva portato verso questa rivoluzione, questa lotta?

Gioacchino Criaco: "È chiaro, era il periodo del '68, di una rivoluzione quasi mondiale e lui unisce questa esperienza sua in Germania con un anelito di libertà che gli Aspromontani hanno sempre avuto, una costante nella storia aspromontana, la lotta, la rivolta al potere".

A condurci nelle strade di Africo, nell'Aspromonte, tra quelle che venivano chiamate le 'rughe', dove vivono i nuclei famigliari, c'è Nicola, e i suoi amici Antonio, Filippo e la miseria di una generazione cresciuta mangiando pasta con il sugo finto – concentrato di sugo diluito nell'acqua perché i pomodori costano troppo. Cosa sognano questi ragazzi?

Buchumschlag

Il romanzo nell'edizione tedesca di Folio Verlag

Gioacchino Criaco: "I ragazzini iniziano a sognare una vita diversa, normale. In fondo Papula questo dice loro: voi potete aspirare a tutto nella vita. Mentre fino a quel momento il tipo di educazione era un'educazione che scoraggiava, che diceva ai ragazzi 'nella vita voi non farete mai nulla'. Quindi la vera rivoluzione quella di convincere quei ragazzi che potevano avere una vita normale, che il male non è una cosa genetica, ma se tu nel posto peggiore ci metti le opportunità, le persone diventano migliori."

Il padre di Nicola è lontano dalla famiglia, lavora a Wolfsburg come operaio della Volkswagen. Un padre assente percepito solo con l'odore del dopobarba lasciato a casa. Come sono cresciuti i figli dell'emigrazione calabrese?

Gioacchino Criaco: "Sono cresciuti con l'odore del dopobarba e la visione di qualche banconota di grosso taglio, che era quello che arrivava dalla Germania. Ma né il dopobarba, né i soldi potevano colmare quella mancanza. Ed ecco che arriva il sogno della rivoluzione. Ma quando le rivoluzioni falliscono, una parte piccola di quei ragazzi che erano stati ribelli diventano qualcosa di terribile".

Ad Africo c'era solo un treno che passava, soprannominato il Pellaio, come l'uomo che passava a comprare le pelli degli animali, il treno passava a prendere i famigliari da sacrificare, ovvero coloro che emigravano. L'emigrazione È sempre stata vissuta come dolore assoluto?

Gioacchino Criaco: "Purtroppo è vissuta ancora, perché pochi lo dicono ma negli ultimi dieci anni sono partiti 400.000 giovani calabresi. Noi abbiamo vissuto e continuiamo a vivere questa diaspora con un dolore che è enorme. Io vivo da trent'anni a Milano ma continuo a essere e a sentirmi profondamente calabrese ma con dolore. Lo sradicamento è qualcosa che ti segna l'anima e che non puoi ricomporre con un solo modo: col ritorno. Noi viviamo la Calabria come se fosse una sorta di stazione ferroviaria, la hall di un aeroporto. Viviamo con la valigia già pronta da ragazzini. Sappiamo che prima o poi dovremo partire, ed è una condizione veramente dura".

I padri partivano verso il nord, verso la Germania. Le madri rimanevano e lottavano per i loro figli affinché avessero un futuro migliore. Le racconta come le 'gelsominaie'. Come lottavano queste madri?

Gioacchino Criaco: "In Calabria fino al 1977 c'erano le 'gelsominaie', e facevano questo lavoro terribile. Dopo il tramonto, mettevano i figli a letto, uscivano di casa e trascorrevano dodici ore di lavoro nei campi, perché il gelsomino si poteva raccogliere solo di notte. Un lavoro di una durezza tale che l'unico paragone possibile è con quello degli schiavi afroamericani nelle piantagioni di cotone. E hanno cresciuto i figli con una fatica enorme e se i figli sono stati cattivi, non è colpa di quelle donne. Quelle donne hanno dato l'anima perché i figli avessero un futuro diverso".

Questo romanzo "La maligredi" ha ispirato anche un disco del cantautore calabrese Paolo Sofia - "L'albero delle more". Ce ne parla?

Gioacchino Criaco: "Sono veramente felice di questa cosa che ha fatto Paolo Sofia. Un disco bellissimo in cui ho scritto tre canzoni e che trasforma l'epopea di questi ragazzi. Sia il disco che il libro in fondo sono degli atti di giustizia nei confronti di quei ragazzi e di quelle donne che ci hanno provano a cambiarlo, quel mondo".

Stand: 03.05.2019, 18:29