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"Tu che sei di me la miglior parte"

Ascolta l'intervista a Jack Frusciante

COSMO Radio Colonia - Beitrag 13.09.2019 06:13 Min. Verfügbar bis 12.09.2020 COSMO

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"Tu che sei di me la miglior parte"

di Cristina Giordano

Bologna, anni '80: Tommy cresce insieme ai suoi amici, stretto in un triangolo tra Raul ed Ester. "È una storia di iniziazioni", racconta l'autore Enrico Brizzi, che torna sui luoghi di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" 25 anni dopo.

Buchumschlag

La copertina del libro

A raccontare la storia di "Tu che sei di me la miglior parte" (Mondadori) è Tommaso Bandiera, orfano di padre, una madre giovane e indipendente, uno zio hippie - almeno fino al matrimonio - e un nonno fascista.

Con gli amici Matteo Selva, Athos e soprattutto il ribelle Raul, Tommy cresce e testa il suo grado di "sfigaggine". Ne abbiamo parlato con l'autore, Enrico Brizzi.

Questo romanzo è un inno all'amicizia che nasce sui banchi di scuola, quella in cui tutto sembra possibile?

Enrico Brizzi: "Credo sia soprattutto una storia di iniziazioni, l'età della scuola è l'età cruciale, entriamo alle scuole medie che siamo bambini tra i dieci e gli undici anni e nel giro di quelli che da adulti sembreranno pochi anni, anche se in diretta sembrano tanti, ci trasformiamo in cittadini con diritto di voto e sono anche gli anni in cui le compagnie sono più importanti. Per Tommy, Raul è uno dei due vertici del triangolo. Uno è egli stesso, l'altro è Raul e la terza è Ester. Nell'area di questo triangolo si muove la sua crescita verso la consapevolezza".

È difficile definirlo solo un romanzo di formazione, c'è però uno sguardo molto attento su quelli che sono i modelli culturali italiani di quegli anni: giovani divisi tra catechismi e iniziazioni, anche con le droghe. È una fotografia fedele dell'Italia degli anni '80, primi anni '90?

Enrico Brizzi

Enrico Brizzi

Enrico Brizzi: "A distanza di trent'anni, ora che quell'età ce l'hanno le mie figlie posso fare un paragone. Gli anni in cui sono stato adolescente io, gli anni '80, sono stati sicuramente anni molto più violenti. Non finiva sui giornali o sui social network. Gli esperimenti con l'alcol e con le sostanze stupefacenti, per i ragazzi probabilmente ci saranno sempre; la differenza è che in quegli anni in Italia aveva diffusione l'eroina e al di là di quello che si possa pensare sulle droghe, è una sostanza letale. Erano tempi molto più selvaggi, in cui i ragazzi erano meno controllati, ed era un'Italia piena di giovani, rispetto a quella di oggi, per cui i ragazzi avevano molto più potere, anche di farsi male".

Come in altri romanzi, anche qui c'è una brillante colonna sonora: da Bruce Springsteen a Guccini, dagli Smiths a David Bowie. Qual era la tua musica in quegli anni?

Enrico Brizzi: "Sono anni in cui si cambia in fretta. Il mio primo disco a dodici anni, nell'86-87, è stato il 45 giri di "The final countdown" degli Europe. E nel giro di due-tre anni, mi vergognavo di quelle stesse scelte. Ascoltavo i Sex Pistols e i Clash".

Quest'anno ricorrono i 25 anni dalla pubblicazione della prima edizione di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", tuo romanzo d'esordio e cult di un’intera generazione. "Tu che sei di me la miglior parte" riprende le stesse atmosfere e alcuni luoghi – ad esempio il liceo Caimani. È questa la chiusura del cerchio?

Enrico Brizzi: "Per quanto mi riguarda sì. Tra l'uscita di questo romanzo e l'anniversario concreto che sarà festeggiato il 20 settembre a Bologna e il 21 settembre a Milano con due feste insieme ad amici musicisti. All'epoca andavo per i vent'anni, adesso vado per i quarantacinque, nessuno mi chiamerà più 'giovane autore' finalmente". Per ascoltare tutta l'intervista ad Enrico Brizzi clicca sull'audio in cima a questa pagina.

La versione completa la trovate nel formato audio, cliccando in alto sulla freccia.

Stand: 13.09.2019, 18:29