Donnafugata

Ascolta l'intervista a Costanza DiQuattro

COSMO Radio Colonia - Beitrag 11.06.2021 10:40 Min. Verfügbar bis 11.06.2022 COSMO


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Donnafugata

di Cristina Giordano

Raffinato, colto, rispettato e impegnato politicamente. Ma in privato la sua vita sarà invece costellata da disgrazie e preoccupazioni. Costanza DiQuattro sulle tracce di un suo antenato, il barone Corrado Arezzo. Sullo sfondo la Sicilia risorgimentale, il suo celebre castello e teatro.

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La copertina del libro

Nella Sicilia dell'800, Costanza DiQuattro racconta la storia di uno dei suoi antenati, il barone Corrado Arezzo, uomo raffinato, colto, politico impegnato, mecenate, che eredita dal padre il castello di Donnafugata e una filanda a Ragusa Ibla. E se la sua vita pubblica sarà costellata da successi: "deputato del parlamento siciliano, reggente della prefettura di Noto, governatore della provincia di Trapani e poi deputato del Regno d'Italia, nel 1865 senatore del Regno" e per un breve periodo anche ministro dell'istruzione, non sarà così per la sua vita privata, in cui incontrerà ostacoli e disgrazie. Nell'intervista di Cristina Giordano, l'autrice Costanza DiQuattro rivela aneddoti famigliari e la visione culturale di un uomo fuori dal comune.

«Donnafugata» (Baldini+Castoldi) racconta la storia di Corrado Arezzo, barone, che ha ereditato dal padre il castello di Donnafugata e una filanda in attività a Ragusa. Storie di amori, figli, e nipoti nella Sicilia dell'800. Tu nei sei in qualche modo erede: come hai ricostruito la sua storia? Sei andata alla ricerca di lettere e aneddoti tramandati nella tua famiglia? 

Costanza DiQuattro: «Esatto. Dici bene, ho approfittato dell'archivio privato che abbiamo a casa, a Ragusa Ibla, a palazzo Donnafugata, complice anche la pandemia che ci ha dilatato il tempo e ci ha messo a disposizione molte ore in più nella vita di tutti i giorni e quindi mi sono dedicate alla ricerca di quello che era l'aspetto privato di questa persona. Non ho voluto fare una biografia di Corrado Arezzo. Sono partita da uno spunto di verità che è la storia di quest'uomo che ha attraversato uno dei secoli più difficili, soprattutto per quell che riguarda la Sicilia. Nasce nel 1824, muore nel 1895 quindi vive il secolo dei moti siciliani, della nascita d'Italia. E non lo vive solo da cittadino di quel momento storico ma partecipa attivamente, sovvenziona i moti siciliani, diventa senatore del nascente stato italiano. Ha dei ruoli importanti dal punto di vista politico, al punto da essere designato per un breve periodo ministro della pubblica istruzione. Ma ciò che volevo sottolineare non era solo la vita pubblica, che nel romanzo è tracciata a volo di gabbiano, quanto la sua vita privata che è invece antitetica ai successi della vita pubblica, con disgrazie che sono andate accavallandosi nella sua esistenza».

Tra i tanti aneddoti recuperati dall'archivio famigliare, ce n'è uno in particolare che non conoscevi o che ti ha sorpreso?

Costanza DiQuattro: «Sono entrata in punta di piedi perché ritengo che il passato vada scoperto e ricercato ma nel rispetto assoluto che lo hanno vissuto. Quindi ogni volta che mi ritrovavo ad aprire una lettera, a leggere delle vicende personali anche dolorose lo facevo con un grande rispetto quasi scusandomi con il barone Arezzo. Un aneddoto che mi ha molto commosso e che non ho voluto riportare in maniera totale è quello della morte della figlia. Nell'archivio di casa sapevamo dell'esistenza di questa cassettina di legno, completamente inchiodata, dove all'interno aveva raccolto tutti i bigliettini arrivati da tutto il mondo di condoglianze per la morte della figlia. Io ne cito semplicemente qualcuno. Poi all'interno, e questa è una cosa che non ho voluto scrivere nel libro, c'era un doppio fondo e dentro c'era una treccia di capelli di bambina, una bambola e un altro piccolo giochino. Questa cosa fa capire l'immenso dolore provato da questo padre che per tutta la vita conservò questi tre piccoli simboli della figlia».

Nel romanzo si cita anche la nascita del teatro di Donnafugata, voluto da Francesco Arezzo, padre di Corrado, di cui tu sei la direttrice arstica, insieme a tua sorella. Cosa significò la nascita di un teatro popolare nella Sicilia di quei tempi, aperto al pubblico anche se all'interno di un palazzo privato?

Costanza DiQuattro: «Esatto, è proprio questo il punto da sottolineare. La cultura di avere un teatro dentro alcuni teatri in Sicilia c'era già, un po' in tutta Italia. Però questo teatro aveva già dall'inizio una costruzione diversa. Era un teatro aperto al pubblico che aveva un doppio ingresso, che ancora oggi rimane. Un ingresso dal salone della musica di casa, assolutamente privato per la famiglia. E un ingresso sulla strada, con un vero e proprio botteghino, dei foyer a disposizione del pubblico. Questa cosa fu letta già allora - ma continua ancora oggi, che è diventato un teatro della città, sebbene resti il teatro della nostra famiglia - di grande innovazione e di grande apertura culturale. Corrado e suo padre avevano mostrato fin da subito di essere degli uomini illuminati, mecenati. Ospitavano dei pittori, dei circoli culturali, li creavano. E questa cosa proveniva dal fatto che avevano fatto degli studi tra Torino, Roma, Napoli, Palermo. Per cui portarono a Ragusa, che poteva allora sembrare decentrata, una grande ventata di apertura culturale».

Abbiamo riportato solo una parte dell'intervista che potete ascoltare in forma completa nell'audio, cliccando in alto sulla freccia.

Stand: 11.06.2021, 18:29