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Il Caravaggio rubato

Il Caravaggio rubato

di Cristina Giordano

Il furto della "Natività" di Caravaggio ha dell'incredibile e ha a che fare con l'incuria, il degrado e persino la mafia. Secondo alcune ipotesi – ancora tutte da verificare, l'opera finì nelle mani di diversi boss. La ricostruzione di questa vicenda nel racconto d'arte di Luca Scarlini (Sellerio).

Buchumschlag

La copertina del libro

La "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco" fu dipinta nel 1609 da Caravaggio, probabilmente a Palermo, frutto di un breve e misterioso soggiorno nel capoluogo siciliano. Come ci arrivò Caravaggio a Palermo?

Luca Scarlini: "In fuga dai Cavalieri di Malta, a cui aveva fatto dei lavori importantissimi e da cui era fuggito perché si era messo nei guai. Come sempre Caravaggio è ramingo, è errabondo – peraltro ci sono dubbi di alcuni studiosi che la Natività sia stata fatta effettivamente a Palermo. C'è chi dice che sia simile a opere fatte a Roma. In ogni caso è l'ultima opera di cui noi sappiamo, prima che abbia il sospirato perdono dal Papa per l'omicidio Tommasoni, per poi riprendere il viaggio verso Roma che si concluderà tragicamente con la morte per febbre, nella spiaggia di Porto Santo Stefano nelle Maremme."

L'opera restò esposta fino all'ottobre del 1969 presso l'Oratorio di San Lorenzo, proprio a Palermo, nel quartiere della Kalsa in cui povertà e criminalità sconfinavano l'una nell'altra. Lei racconta come viene rubata questa Natività, o meglio racconta tutte le ipotesi più accreditate rispetto all'atto del furto, quando la tela viene cioè tagliata e portata via. Qual è l'ipotesi più veritiera?

Luca Scarlini: "Pare che da ultime rivelazioni che derivano da processi di mafia e faldoni di documentazione in merito, che in definitiva l'opera fosse stata rubata da quattro scarpini, scassapaggjiari, in palermitano, persone poco importanti. E da loro passata a persone più importanti della mafia che se la sono palleggiata e ne hanno parlato. Poi l'opera – che potrebbe essere ancora in circolazione – sparisce e di fatto nessuno ne sa più niente dagli anni '80, ultima volta che qualcuno dice di averla vista. Nel frattempo diventa un mito su cui vengono scritti romanzi, fatti film ed è un simbolo molto preciso del degrado italiano rispetto all'arte, che negli anni '60 vide il periodo di peggiore sviluppo, specialmente in Sicilia, dove il patrimonio venne posto sotto attacco dalla criminalità organizzata, e anche dai singoli." (…)

Perché la mafia avrebbe mostrato interesse nei confronti di questo quadro e chi se ne impossessò?

Luca Scarlini: "Dal punto di vista del perché, per i soldi perché a fine anni '60 il Caravaggio era ormai famoso, c'erano i Colori in edicola, l'arte era più nota di prima, se ne parlava in TV ed era chiaro che quel quadro abbandonato in quella chiesa, difesa da niente, era una preda abbastanza facile. Però un conto è rubare un'opera, un altro è rivenderla e quindi chiaramente queste figure meno importanti si rivolgono alla mafia per piazzare l'opera tramite qualche antiquario corrotto. O come è evidente è una commissione, che se tale fu, provenne da parte di qualche magnate pazzo che ora si gode (il Caravaggio) all'interno della propria villa, o del proprio caveau."

Nella sua ricostruzione in "Il Caravaggio rubato. Mito e cronaca di un furto" (Sellerio) abbondano anche molti aneddoti e dichiarazioni in cui l'opera sarebbe usata persino da Riina o dal altri boss come scendiletto. Quanto c'è di leggendario?

Luca Scarlini: "C'è molto di leggendario perché oggettivamente anche i boss più spietati sapevano che quest'opera aveva un valore enorme, quindi non l'avrebbero danneggiata per niente. Anche se ricordo che negli anni '80-90 la mafia attaccò lo stato italiano per tramite dell'arte con il famoso attentato agli Uffizi e con l'attentato al Pac a Milano - quando i criminali decisero che le opere d'arte fossero un bersaglio importante, in un momento in cui lo stato stava dando il carcere duro. Però rilevante è il modo in cui quest'opera continua a entrare nell'immaginazione anche nei maxi processi. Molti hanno usato il Caravaggio per bloccare i processi quando si parlava di cose terribili, di ragazzini sciolti nell'acido e delitti terrificanti, e hanno poi però dimostrato di non sapere nemmeno come era fatto. Era in sostanza un fantasma utile per bloccare gli snodi più violenti e terribili del maxi processo in cui si parlava di cose tremende che la mafia aveva compiuto." (…)

Qui è stata riportata solo una parte dell'intervista. La versione integrale la trovate in formato audio, qui in alto.

Stand: 15.02.2019, 18:28