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Il fantasma dei fatti

Ascolta l'intervista a Bruno Arpaia

COSMO Radio Colonia - Beitrag 26.05.2020 05:21 Min. Verfügbar bis 26.05.2021 COSMO

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Il fantasma dei fatti

di Cristina Giordano

Olivetti, Eni, Comitato nazionale per l'energia nucleare e Istituto Superiore di Sanità. Quattro storie con un destino comune, come i loro protagonisti, segnarono storicamente il declino italiano nella ricerca e nell‘innovazione. Bruno Arpaia racconta i fantasmi della storia d’Italia.

La copertina del libro: Il fantasma dei fatti

Tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60, quattro storie italiane sembrano avere un destino comune. La Olivetti perde la guerra nell’elettronica con la Ibm, dopo che l’ingegnere capo della ricerca, Mario Tchou, muore in un incidente stradale e Adriano Olivetti viene trovato senza vita in treno, mentre si recava in Svizzera. L’aereo in cui viaggiava Enrico Mattei, a capo dell’Eni, precipita. Il direttore del Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare), Filippo Ippolito, viene accusato di peculato. Fuori gioco anche il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità Domenico Marotta, accusato di corruzione. Solo coincidenze? Bruno Arpaia, autore di “Il fantasma dei fatti” (Guanda) racconta a Cristina Giordano come queste storie siano tra loro legate. Mentre sullo sfondo si staglia la figura di Thomas Karamessines, detto Thom il Greco, l’agente-capo della Cia a Roma, proprio in quegli anni.

Il romanzo „Il fantasma dei fatti“ parte raccontando la storia della Olivetti e di Mario Tchou, figlio di un diplomatico cinese della Santa Sede, e ingegnere del primo elaboratore italiano (1957-58). Perché finì male, cosa andò storto?

Bruno Arpaia: « La Olivetti era arrivata a fare concorrenza diretta e agguerrita alla grande potenza dell’Ibm. Nel giro di poco tempo morì Adriano Olivetti, lo trovarono morto, in treno, mentre andava in Svizzera e poco tempo dopo morì anche Mario Tchou che era il responsabile dello sviluppo dei due grandi calcolatori e aveva posto le basi per quello che sarebbe stato il primo computer portatile al mondo, la famosa Perottina. Ebbe un incidente stradale e morì. Questo significò che tutte le forze interne, anche italiane che avevano più o meno ostacolato o non appoggiato la ricerca della Olivetti in un settore che era diventato ormai strategico, come l’informatica, distrussero e chiusero il laboratorio elettronico Olivetti e l’Ibm si trovò in una situazione di monopolio per molto tempo».

Il romanzo prosegue con la storia più conosciuta: il 27 ott 1962 precipita il bireattore in cui viaggiava Enrico Mattei. Lei scrive: « Fu inequivocabilmente un attentato». Chi volle la sua morte?

Bruno Arpaia: «Le ipotesi sono tantissime. Negli anni, c’è stata al primo posto la Cia, la mafia, gli italiani monopolisti dell’energia elettrica. Siamo nel periodo in cui si discuteva dell’apertura a sinistra e l’ingresso dei socialisti nel governo. E questo veniva visto da molti ambienti industriali privati come una sorta di ‘sovietizzazione’. Mattei era favorevole all’apertura a sinistra e suscitava molte contrarietà. Quindi sono arrivato a immaginare, probabilmente, perché i documenti non è che abbondino, che la Cia ufficiale non c’entra nulla con la morte di Mattei perché gli Americani, al punto in cui si era arrivati non avevano alcun interesse a eliminare Mattei, anzi. Mattei aveva già fatto un accordo con la Exxson, capofila delle società petrolifere americane, aveva concordato con il sottosegretario al commercio George Ball, un incontro con il presidente Kennedy da lì a pochi mesi dall’attentato, in cui si sarebbe parlato non soltanto di petrolio e doveva ricevere una laura honoris causa ad Harvard. Gli interessi che invece Mattei continuava a colpire erano soprattutto interessi inglesi e quelli dei grandi industriali privati italiani e di molti ambienti politici.

E infine andiamo all’Istituto Superiore di Sanità, oggi più attuale che mai. Di cosa fu accusato l’allora direttore Domenico Marotta e cosa hanno queste storie in comune?

Bruno Arpaia: «Pochi sanno che l’Istituto Superiore di Sanità, subito dopo la guerra faceva dell’Italia una delle tre nazioni che riuscivano a produrre penicillina in grande quantità industriale. I grandi ricercatori e studiosi stranieri venivano in Italia a lavorare e vincevano i Nobel con ricerche fatte all’Istituto Superiore di Sanità. Anche quello dava fastidio. Accusarono anche lui (ndr. Domenico Marotta) di corruzione e malversazione e lo misero fuori gioco. Tutte queste storie avvennero nel giro di pochissimo tempo, un anno e mezzo, due, e questa concomitanza di date mi ha fatto pensare che ci fosse dietro un complotto esterno per far perdere all’Italia il treno delle eccellenze e della ricerca. E oggi ne paghiamo le conseguenze perché siamo nella società della conoscenza e noi siamo specializzati in design, in moda, ma l’alta tecnologia ci manca. Questo pian piano ha portato al declino dell’Italia e questo lo stiamo pagando a caro prezzo. Il momento in cui si decise fu dopo queste quattro storie. »

Abbiamo riportato solo una parte dell’intervista, che trovate completa in forma audio, cliccando in alto sulla freccia.

Stand: 26.05.2020, 18:05