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Sahra Wagenknecht lascia la Linke e fonda un nuovo partito COSMO italiano 30.10.2023 21:52 Min. Verfügbar bis 29.10.2024 COSMO Von Francesco Marzano


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Wagenknecht lascia la Linke e fonda un nuovo partito

Stand: 30.10.2023, 16:27 Uhr

di Francesco Marzano, Enzo Savignano e Cristiano Cruciani

Si chiamerà Bündnis Sahra Wagenknecht il nuovo partito di sinistra in cui dovrebbero confluire alcuni deputati della Linke al Bundestag, i dettagli da Enzo Savignano. Ad Alfonso Pantisano, del direttivo federale della Linke, abbiamo chiesto come sta vivendo il partito questa scissione. Con Alfonso Gianni, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, facciamo alcune riflessioni sul futuro della sinistra in Europa.

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Sahra Wagenknecht (al centro) annuncia la fondazione di un nuovo partito

Cosa sta accadendo nella Linke

La fuoriuscita di Sarah Wagenknecht, figura storica, simbolica, a lungo anche leader della sinistra antagonista tedesca, ora è realtà. In passato, come nel 2018, aveva già ipotizzato l’uscita dal partito, salvo poi tornare sui suoi passi. Quest’estate ad agosto lo strappo quasi definitivo quando Amira Mohamend Ali, piuttosto vicina politicamente a Wagenknecht, ha annunciato la sua rinuncia a ricandidarsi come capogruppo del gruppo parlamentare. Wagenknecht, nella sua ultima conferenza stampa, svoltasi il 23 ottobre a Berlno, è tornata a criticare apertamente i Verdi, sostenendo che la Germania si dovrebbe allontanare da un corso ciecamente ecologista, che rischia di rendere solo più cara in termini economici la vita alla gente. Per esempio Wagenknecht ha criticato aspramente la legge sul riscaldamento degli edifici, che inizialmente prevedeva dei costi molto elevati per ogni cittadino. L'ex leader della Linke chiede anche nuove politiche migratorie ed in particolare una forte limitazione dell'immigrazione clandestina, un tema che sta infiammando il dibattito politico tedesco. Altri due pilastri su cui fonda la sua proposta sono la giustizia sociale, elevando sensibilmente il salario minimo e una maggiore salvaguardia delle pensioni.

Wagenknecht strizza l’occhio a Mosca

Nell’ultima conferenza stampa non ha risparmiato critiche ai tre partiti di governo proponendo anche una nuova, ma in realtà vecchia, strategia economico-industriale: “La Germania è un Paese scarso di materie prime, forte nelle esportazioni e una gran parte del nostro benessere dipende dal fatto che abbiamo una creazione di valore industriale molto alta, ma con le sanzioni economiche ci siamo tagliati fuori da forniture energetiche a buon mercato. Insomma Wagenknecht auspica un ritorno del gas e petrolio russo e a una politica economica che assicuri un ceto medio forte.

Ancora manca un vero e proprio programma

Il nuovo partito dovrebbe avere il nome Bundnis Sahra Wagenknecht – Per la ragione e la giustizia“ e dovrebbe essere fondato ad inizio 2024 e presentarsi ufficialmente alle elezioni europee di giugno del prossimo anno. Wagenknecht finora si è limitata pubblicare una lettera in cui spiega le motivazioni della sua uscita dalla Linke. All'inizio della lettera controfirmata da altri deputati e rappresentanti del direttivo del partito si legge: “La storia di Die Linke dalle elezioni europee del 2019 è la storia di un fallimento politico. Le rispettive direzioni di partito e i funzionari che le sostenevano a livello statale erano determinati a non discutere criticamente questo fallimento in nessuna circostanza. Non se ne sono assunti la responsabilità, né ne hanno tratto conclusioni sostanziali”, Parole confermate da Wagenknecht nella conferenza stampa di lunedì a Berlino. “Se un partito ha spesso ottenuto il 9, 10% delle preferenze e ora invece stenta a superare il 5 significa che non risponde più alle esigenze dei suoi elettori”.

I primi sondaggi

Secondo Wagenknecht, la gente non sa cosa votare perché viviamo una fase di grandi crisi geo-politiche e al contempo la Germania è guidata dal peggior governo nella storia della Repubblica federale tedesca. I temi su cui insiste comunque Wagenknecht, in particolare la critica ad un ecologiscmo cieco e giro di vite sulla migrazione clandestina, incontrano il consenso almeno del 30% dell'elettorato nei Länder orientali e del 15 % ad Ovest. Secondo un primo sondaggio commissionato dal quotdiano berlinese Tagesspiegel,  il partito di Wagenknecht otterrebbe oggi circa il 14% delle preferenze, superando i Verdi e avvicinandosi ad Afd ed Spd.

I controfirmatari restano nel partito

La lettera d’addio della Wagenknecht alla Linke è stata controfirmata da altri 15 tra deputati e rappresentanti della direzione.
I deputati pronti a seguire la Wagenknecht al momento sono 9, tra cui appunto Amira Mohamed Ali. Per ora nessuno di loro è stato escluso dalla Linke che al Bundestag è ridotta già a 38 membri. Per continuare a formare un gruppo parlamentare autonomo non deve scendere al di sotto del minimo di 37. In questo caso perderebbe finanziamenti, e non potrebbe più presentare come adesso interrogazioni, né richiedere discussioni.

Le prime reazioni politiche

In pochi si sono voluti sbilanciare ed esprimere un giudizio anche perché almeno fino all’inizio del prossimo anno il nuovo partito non sarà attivo. Il segretario generale della SPD Kevin Künehrt ha definito Wagenknecht “una donna che da 30 anni sta all’opposizione” ed ha messo in guardia da porre eccessive aspettative in un partito che di fatto ancora non è stato fondato. Intanto si registrano i primi nervosismi in AfD soprattutto nei Länder orientali: Birgit Bessin leader della destra ultranazionalista nel Brandeburgo ha esplicitamente sottolineato che Wagenknecht punta spaccare l’opposizione e a rendere più insicuri gli elettori.

L’opinione dell’italiano del comitato direttivo

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Luigi Pantisano

Si tratta di Luigi Pantisano, membro del Comitato Direttivo della Linke, che punta il dito contro Sahra Wagenknecht. “È difficile per le persone votare per un partito in cui uno dei suoi leader parla contro il suo partito stesso. È questo è stato un grandissimo problema che abbiamo avuto in qualsiasi elezione degli ultimi anni. Non solo abbiamo perso persone che sono attive nel nostro partito ma anche elettori”. Secondo Pantisano questa scissione potrebbe fare bene alla Linke, per fare definitivamente chiaerezza di fronte ai propri elettori.

La crisi della Sinistra europea

Quanto sta accadendo nella Linke, fino a poco tempo fa considerato uno dei principali partiti della sinistra antagonista europea, è sintomatico della profonda crisi che sta vivendo tutto il socialismo europeo. Ne abbiamo parlato Alfonso Gianni, politico di sinistra, più volte parlamentare, autore di libri spesso insieme a Fausto Bertinotti e attualmente direttore del trimestrale "Alternative per il Socialismo”. “Sembra una legge del contrappasso, come una volta la sinistra era forte ora è estremamente debole, divisa e frammentata poi ovviamente ogni Paese ha la sua storia”, sottolinea Gianni.