Una missione (quasi) impossibile

Ascolta l'intervista a Tommaso Pedicini

COSMO Radio Colonia - Beitrag 27.09.2021 05:06 Min. Verfügbar bis 27.09.2022 COSMO


Download Podcast

Una missione (quasi) impossibile

di Tommaso Pedicini e Filippo Proietti

I tedeschi hanno votato ma formare un governo sarà difficile come non mai. E ci vorranno, quasi certamente, tre partiti. Ogni possibile accordo sull’esecutivo e sul nome del cancelliere passa per una precedente intesa tra i Verdi e l’FDP, due partiti agli antipodi quasi su tutto ma che si contendono lo stesso elettorato. Il commento di Tommaso Pedicini

voto

La delusione di Armin Laschet

Tommaso, proviamo a fare una previsione: quando verrà varato il prossimo governo federale?
Penso che potremmo ritenerci fortunati ad avere un nuovo esecutivo entro la fine di quest’anno. Ma il fatto che non vi sia stata mai finora una coalizione a tre a livello federale e, sapendo quanto sono durate in passato le trattative anche tra le sole Unione ed SPD per varare un governo di grande coalizione, fa pensare che il dopo Merkel inizierà ufficialmente solo nella primavera del 2022. Anche se la Germania, e l’Europa, tutto possono permettersi meno che uno stallo così lungo in questa fase storica.

È prematuro dare sin d’ora per certa la partecipazione al nuovo esecutivo sia dei Verdi che della FDP?
Certo, la matematica lascia spazio anche ad altre soluzioni. Per esempio a un’ennesima edizione della Grande coalizione, ma né l’Unione né la SPD, né soprattutto l’elettorato, la vorrebbe e i partiti non la prendono in considerazione. Almeno per ora. D’altra parte i Verdi e i liberali sono gli altri due vincitori di questa tornata elettorale, insieme ai socialdemocratici, e sembra difficile tenerli lontani dal governo questa volta. Complicato sarà piuttosto trovare una sintesi tra le proposte dei Verdi e quelle della FDP, tra gli enormi costi della transizione ecologica e la promessa liberale di non aumentare le tasse. E, infatti, non stupisce che già in queste ore siano iniziati dei colloqui informali tra rappresentanti ecologisti e liberali. Trovata la quadra tra i due partiti minori sarà più semplice individuare il terzo partner di maggioranza e il futuro cancelliere. Al momento la cosiddetta soluzione semaforo, un governo cioè tra SPD, Verdi e liberali, con Olaf Scholz cancelliere, sembrerebbe quella con più possibilità di riuscita.

Armin Laschet, candidato cancelliere dell’Unione, è il grande sconfitto di questo voto, eppure avanza rivendicazioni sul governo. Quanto è credibile il suo tentativo?
Il tentativo di per sé è legittimo. Anche in passato, in rare occasioni, il cancelliere è stato espresso dal partito arrivato secondo alle elezioni. Il problema di Laschet è semmai quello di tenere unita l’Unione dietro di sé dopo il bagno di sangue elettorale di ieri. Le voci critiche nei suoi confronti e sulla sua gestione della campagna elettorale si stanno sommando in queste ore tra le fila della CDU e della CSU. C’è il rischio quindi che il governatore del Nordreno-Vestfalia arrivi delegittimato ad eventuali trattative con FDP e Verdi per una coalizione Jamaika.

Chi invece ha dimezzato i propri voti è la Linke. Come si spiega il tracollo della sinistra radicale?
La Linke entrerà in Parlamento, tra l’altro, grazie alla vittoria nei collegi uninominali di Gregor Gysi e Gesine Lötzsch, due rappresentanti della vecchia guardia: un dato che la dice tutta sulla difficoltà della sinistra tedesca di trovare nuovi leader carismatici e credibili. Inoltre la Linke sembra aver perso quella capacità di rappresentare i Länder orientali in cui aveva anche il proprio serbatoio elettorale. Il pessimo risultato della Linke fotografa anche tutta la contraddizione del momento storico in cui viviamo: una società sempre più ingiusta in cui però discutere di redistribuzione delle ricchezze sembra diventato un tabù.

Anche l’estrema destra di AfD è in calo: è uno spettro che non deve fare più paura?
Oltre il 10% dei voti rastrellato da un partito ultranazionalista e xenofobo rappresentano un problema per una società democratica come quella tedesca. È vero che AfD a livello federale è completamente fuori dai giochi, ma nei Länder orientali sono sempre di più i politici moderati di CDU ed FDP che non escludono la possibilità di dialogare con loro. Se poi si guarda a regioni come la Sassonia, e in parte alla Turingia, si nota come l’estrema destra abbia vinto nella grande maggioranza dei collegi uninominali: un segnale di radicamento molto preoccupante e che va ben al di là del voto di protesta. No, l’AfD continua ad essere un pericolo contro cui non si deve abbassare la guardia.

Stand: 27.09.2021, 18:10