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L’addio al carbone della Germania

L’addio al carbone della Germania

di Cristina Giordano

L’accordo raggiunto dall’apposita Commissione sul carbone prevede l'uscita per il 2038. Un piano ambizioso, nient’affatto indolore: a rischio migliaia di posti di lavoro e aumento delle bollette per i consumatori.

Centrali a carbone

Centrali a carbone ancora attive

Già nel 2016 nel Piano per la salvaguardia dell’ambiente, la Germania si era imposta un obiettivo ambizioso: diventare un paese a Emissioni Zero entro il 2050. Una sfida possibile solo se si riducono le emissioni delle centrali a carbone, responsabili della gran parte delle emissioni di Co2. Ma come? La Commissione sul Carbone istituita la scorsa estate e composta da politici, sindacalisti, esperti di energia e ambiente ha messo a punto un piano.

Nel piano è prevista l’uscita definita dal carbone nel 2038, o anche già nel 2035 se ci saranno tutti i presupposti, previa verifica nel 2032. Lo scorso dicembre la chiusura dell’ultima miniera di carbone, a Bottrop (in Nordreno-Vestfalia), ha archiviato un altro capitolo di un’era. Il carbone ha fatto la storia della Germania industriale, alimentando l’economia di intere regioni. Alcune delle quali ora - Nordreno-Vestfalia, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Brandeburgo - si troveranno di fronte alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

Un contraccolpo che potrebbe essere in parte attutito attraverso sovvenzioni statali: la Commissione sul Carbone ha previsto 40 miliardi di euro da distribuire in 20 anni. Critiche alcune associazioni ambientaliste perché parte delle sovvenzioni saranno i risarcimenti a sostegno dei colossi energetici.

Ma il compromesso raggiunto soddisfa anche Greenpeace, perché oltre alla lotta al cambiamento climatico, abitanti e lavoratori coinvolti hanno ora obiettivi ben precisi. Il piano dovrà ora essere valutato attentamente da Berlino, il cui prossimo passo sarà eventualmente provvedere a colmare il vuoto legislativo.

Stand: 28.01.2019, 18:20