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Regole di abbigliamento a scuola? COSMO italiano 18.09.2023 19:24 Min. Verfügbar bis 17.09.2024 COSMO Von Cristina Giordano


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Regole di abbigliamento sui banchi di scuola?

Stand: 18.09.2023, 17:08 Uhr

a cura di Cristina Giordano, Giulio Galoppo e Cristiano Cruciani

In Germania si discute di nuovo su come gli studenti dovrebbero vestirsi a scuola, ce ne parla Giulio Galoppo. Chiara Spallino, studentessa in un liceo di Amburgo, ci dice cosa ne pensa. Per il sociologo Luca Ricolfi indossare un’uniforme a scuola impedirebbe ai figli dei ricchi di esibire i simboli del loro status sociale.

Beine von Jugendlichen von hinten fotografiert. Rosa Jogginghose und grüne Jeans

È tornato in auge sia in Germania che in Italia il dibattito sull'abbigliamento scolastico

Il Bundeselternrat e il codice di abbigliamento

Il suggerimento del Consiglio federale dei genitori (Bundeselternrat) è che, chi non è vestito in modo adeguato debba essere rimandato a casa. Il Bundeselternrat raccomanda che le scuole trovino un accordo comune su un codice di abbigliamento, in tedesco Kleiderordnung. Un codice che, a detta di Chirstiane Gotte, presidente del Consiglio federale dei genitori, deve essere poi ufficialmente inserito nel regolamento, interno a ogni scuola. Solo in questo modo, la violazione delle regole può avere conseguenze, come, appunto, rimandare a casa i o le malcapitate. Per Gotte, un codice di abbigliamento nelle scuole tedesche potrebbe, per esempio, anche evitare che i genitori debbano ogni giorno dover discutere coi propri figli e le proprie figlie su ciò che indossano.

I motivi dell’iniziativa del Bundeselternrat

Da un lato, ragazzi e ragazze indossano spesso jeans strappati o magliette molto corte, un abbigliamento che il Consiglio federale dei genitori definisce come “lottrig”, cioè dissoluto. Dall’altro, e questo è ciò che ha dato la spinta all’iniziativa tedesca, c’è il recente esempio della Francia, dove il ministro dell'Istruzione Gabriel Attal, ha vietato l'uso dell'abaya negli istituti scolastici. L’abaya è un indumento tradizionale dell'Islam, lungo e ampio, e per Attal indossarlo è un “gesto religioso”, in contrasto con la laicità della scuola francese. Ricordiamo, per altro, che la Francia ha già da tempo vietato il velo nelle scuole.

Il rischio di penalizzare maggiormente le ragazze

Il codice sembra essere più orientato alla limitazione di libertà delle studentesse quando si tratta di abbigliamento. Si corre il rischio di finire col riprodurre la sessualizzazione delle ragazze, mentre sarebbe più importante insegnare ai ragazzi a non percepire le ragazze come oggetti sessuali, indipendentemente dal loro abbigliamento.

Critiche alla richiesta del Bundeselternrat

Schuljungen in Schuluniform 1968

Scolari tedeschi in uniforme scolastica nel 1968

Non trattandosi di introdurre uniformi uguali per tutti e tutte, ma di regole per un abbigliamento cosiddetto ‘adeguato’, si perde di vista l’obiettivo di creare maggiore uguaglianza tra gli studenti. Nessuno dovrebbe essere escluso o bullizzato a causa del proprio abbigliamento. Ma un codice di abbigliamento non impedirà che gli e le adolescenti continuino ad andare a scuola coi propri vestiti. Ci sarà quindi sempre chi farà mostra di abiti costosi e, quindi, delle differenze sociali.

C’è, inoltre, la critica mossa dall'Associazione per l'istruzione e la formazione, il Verband Bildung und Erziehung (VBE), che, attraverso il suo vicepresidente Tomi Neckov, fa sapere che ritiene che tanto le uniformi scolastiche quando un codice di abbigliamento costituiscano un'ingerenza nel diritto all'autodeterminazione dei genitori e dei bambini, un’intrusione nella loro libertà. E anche l'Associazione tedesca degli insegnanti, Deutsche Lehrerverband, è contraria all’introduzione di regole rigide, a favore, invece della libertà, dell'autodeterminazione e della maturità individuali.

La posizione della Bundesschülerkonferenz

Il Consiglio federale degli alunni e delle alunne sottolinea giustamente che è importante non escluderli dalla discussione. Dopo tutto, sono loro a dover rispettare le regole. Imporre il codice di abbigliamento dall'alto potrebbe suscitare inutili attriti.

COSMO Italiano ha parlato con una studentessa, Chiara Spallino, liceale diciassettenne di Amburgo. Ascoltiamo la sua opinione sull’argomento e la sua esperienza nella scuola che frequenta. Per Chiara, è importante che ognuno abbia la libertà di esprimersi anche attraverso uno stile di abbigliamento. A scuola, ci racconta, può succedere che un'insegnante commenti come si è vestiti, ma non essendoci regole, eventuali richieste non possono essere imposte.

Il dibattito in Italia

Anche in Italia si discute la possibilità di introdurre un’uniforme nelle scuole. Il sociologo Luca Ricolfi, autore di numerosi libri sulla scuola, tra cui l'ultimo “La rivoluzione del merito”, edito da Rizzoli, ci spiega quale sia il senso di riportare le divise scolastiche e i grembiuli a scuola.

Ascolta la puntata del podcast dedicata al dibattito su una possibile introduzione di regole di abbigliamento a scuola, cliccando sull'audio che trovi in alto.