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ThyssenKrupp: chiesta la semilibertà

Ascolta l'intervista a Cristina Giordano

COSMO Radio Colonia - Beitrag 20.05.2020 05:21 Min. Verfügbar bis 27.05.2021 COSMO

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ThyssenKrupp: chiesta la semilibertà

di Cristina Giordano

I due manager tedeschi condannati per l'incendio di Torino non sono ancora in carcere. La notizia arriva a Radio Colonia dalla Procura di Essen. Colpa del lockdown, mentre i manager chiedono già la semilibertà: ennesimo schiaffo per i familiari delle vittime. L’approfondimento di Cristina Giordano.

Operai della TyssenKrupp durante una manifestazione

Manifestazione in memoria delle vittime ThyssenKrupp (foto d'archivio)

Le decisioni della giustizia tedesca

Il caso ThyssenKrupp sembra non aver fine. Il riconoscimento della sentenza italiana da parte del tribunale di Essen ha imposto una pena di 5 anni ai due manager del colosso tedesco Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz. Il motivo: "omicidio e incendio colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro". È la pena massima prevista dal diritto tedesco per questo tipo di reato. Una volta respinto il ricorso dei due imputati contro questo riconoscimento - decisione presa a febbraio 2020 dal tribunale di Hamm - per Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz sarebbero dovute scattare le manette. 13 anni dopo il grave incidente sul lavoro allo stabilimento di Torino in cui persero la vita sette operai.

Il lockdown ritarda l’esecuzione della pena

Le restrizioni imposte per arginare la diffusione del Coronavirus in Germania hanno limitato però i lavori dei tribunali, e ad oggi (27.05.20) non è stato ancora emesso l’ordine per i due condannati a presentarsi al penitenziario dove dovranno scontare la pena. La procuratrice e portavoce del tribunale Anette Milk ci conferma che tale documento sarà emesso nelle prossime settimane.

Richiesta la semilibertà

Nel frattempo però arriva un’altra notizia che stupisce e preoccupa i familiari dei sette operai morti nell’incendio scoppiato nello stabilimento di Torino il 6 dicembre 2007. I due manager – secondo quanto ci conferma la procura di Essen - hanno richiesto il cosiddetto «offener Vollzug».

Si tratta di una misura detentiva paragonabile alla semilibertà italiana che prevede la possibilità di uscire dal carcere durante il giorno per poter andare a lavorare, e tornare solo la sera, per la notte. Anche i weekend potrebbero essere trascorsi con la famiglia. La decisione spetterà alla procura di Essen.

Stando però a quando prevede la legge tedesca, il fatto che i due manager abbiano un contratto di lavoro con ThyssenKrupp potrebbe essere un elemento che potrebbe far protendere verso questa misura detentiva. Altro elemento che potrebbe giocare a favore è poi la politica regionale.

L’avvocato Daniel Henneke-Sellerio, esperto di diritto penale, spiega: «In Nordreno-Vestfalia sono abbastanza liberali e in altre regioni sono più severi. Ci sono avvocati che non fanno altro che scrivere la residenza degli imputati nel Nordreno-Vestfalia per far ottenere la semilibertà ».

La reazione di colleghi e familiari

Antonio Boccuzzi, collega delle vittime e unico sopravvissuto all’incendio, ai nostri microfoni dichiara:

«Non sono i due mesi in più che il Coronavirus ci ha imposto che cambiano la situazione. La seconda notizia è quella più preoccupante perché questa sentenza si sta tramutando in una barzelletta».

Rabbia e indignazione anche da parte di Rosi De Masi, che nell’incendio dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino ha perso il figlio Giuseppe:

«Che vergogna, più andiamo avanti e più stanno facendo passare il tempo. Io la prendo malissimo questa notizia e spero che non gliela concedano. Sono passati 13 anni, ma per noi il dolore è sempre quello. Io non sentirò più la voce di mio figlio, i suoi baci. Sono degli assassini, ma come fanno?»

La condanna di Strasburgo

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha accettato il ricorso dei famigliari e riconosciuto il ritardo di Italia e Germania nell’esecuzione della pena. Il procedimento è ancora in corso, Italia e Germania sono ora chiamate a motivare il ritardo. A breve, come ci conferma l’avvocato Anton Giulio Lana, dovrebbero arrivare le «memorie difensive» dei due governi.

Le sanzioni che potrebbero arrivare da Strasburgo sono tuttavia indipendenti dall’esecuzione della pena nei confronti di Espenhahn e Priegnitz. Le restrizioni imposte per arginare la diffusione del Coronavirus in Germania hanno limitato però i lavori dei tribunali, e ad oggi (27.05.20) non è stato ancora emesso l’ordine per i due condannati a presentarsi al penitenziario dove dovranno scontare la pena.

La procuratrice Anette Milk ci conferma che tale documento sarà emesso nelle prossime settimane. Continueremo a seguire la vicenda.

Stand: 27.05.2020, 18:15