Crolla la fiducia

Crolla la fiducia

di Cristina Giordano e Paola Fabbri

I mercati reagiscono all'instabilità politica italiana e lo spread si impenna a 320. La nomina di Cottarelli non basta a infondere fiducia. Perché? Ne parliamo con l'economista Sergio Vergalli.

Symbolbild Spread

Tensione nei mercati

Non è bastato l'incarico di formare un governo assegnato ieri (28.05.2018) a Carlo Cottarelli, economista vicino al Fondo monetario internazionale (FMI) e noto sostenitore dell’Euro. Lo spread - il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi - ha oggi toccato quota 320, tornando così ai livelli critici di cinque anni fa.

Un chiaro segnale della preoccupazione dei mercati internazionali per l’instabilità politica che caratterizza l’Italia attualmente, da alcuni ritenuta a “rischio di insolvenza”. Durante il pomeriggio erano state diffuse le parole del commissario europeo al Bilancio Günther Oettinger che in un'intervista alla Deutsche Welle dichiara: “Mi preoccupo, e mi aspetto che le prossime settimane, i mercati, i titoli di stato, lo sviluppo economico in Italia siano così incisivi affinché diano un segnale agli elettori per non votare i populisti di destra e sinistra”. Inizialmente questo stralcio è stato erroneamente tradotto dal giornalista Bernd Thomas Riegert con: "I mercati insegneranno all'Italia a votare". Una frase che aveva suscitato forti reazioni.

Mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sottolinea che: “Non vi sono giustificazioni, se non emotive, per ciò che osserviamo oggi sui mercati”. Motivazioni invece esistenti secondo l’economista Sergio Vergalli, docente di Politica Economica presso l’Università di Brescia. Cottarelli non è riuscito a tranquillizzare i mercati per tre motivi: le dichiarazioni, tra cui quelle di Salvini e Di Maio, a non voler dare la fiducia al suo governo, l’incertezza sui risultati delle prossime elezioni e infine il vento antieuropeista che soffia intorno a Lega e M5S.

Stand: 29.05.2018, 18:25