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Gli scioperi migranti in Germania, 50 anni fa COSMO italiano 24.08.2023 20:37 Min. Verfügbar bis 23.08.2024 COSMO Von Luciana Caglioti


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Gli scioperi dei migranti in Germania, 50 anni fa

Stand: 24.08.2023, 17:37 Uhr

a cura di Luciana Caglioti, Giulio Galoppo e Daniela Nosari

Era il 24 agosto del 1973 e i lavoratori stranieri della Ford a Colonia protestavano per ottenere migliori condizioni di lavoro e parità di retribuzione per tutti, indipendentemente dalla provenienza. Tra loro anche molti italiani. Giulio Galoppo ci accompagna lungo le tappe di quella stagione di lotte per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici migranti. Dell'importanza storica di questi scioperi ci parlano la storica Nuria Cafaro e Giovanni Pollice, per decenni attivo nei sindacati tedeschi.

Ford ausländische Arbeiter streiken

Lo sciopero spontaneo dei cosiddetti Gastarbeiter alla Ford di Colonia nell'agosto 1973

“Wilde Streiks” – agosto 1973 alla Ford di Colonia

Le catene di montaggio della fabbrica automobilistica Ford di Colonia si fermarono per una settimana intera; diverse migliaia di Gastarbeiter, tra cui turchi, italiani e lavoratori provenienti dall'ex Jugoslavia, la occuparono per giorni. Ricordiamo che nel 1973 era esplosa la crisi del prezzo del petrolio, accompagnata da una rapida inflazione, che avava fatto salire alle stelle il costo della vita.

La causa scatenante

La causa scatenante, non solo alla Ford ma anche in altre aziende, fu la rottura di una legge consuetudinaria; era cioè consuetudine che i cosiddetti Gastarbeiter potessero prolungare, senza retribuzione, le proprie vacanze estive a casa, anche in considerazione dei viaggi, che duravano giorni, verso il loro paese d'origine. Ma tutto finì improvvisamente. Chi tornava tardi dalle vacanze veniva licenziato. A ciò si aggiunse che, quell'anno, alcune aziende tedesche concessero ai loro operai specializzati tedeschi un'indennità di 15 pfennig all'ora, ma non ai dipendenti stranieri.

Le richieste degli scioperanti della Ford

Un marco in più è quanto chiedevano gli scioperanti della Ford di Colonia nell'agosto 1973, insieme a una minore velocità della catena di montaggio, due pause di dieci minuti per gli operai della catena di montaggio e una pausa lavaggio retribuita, oltre al ritiro dei licenziamenti a cui accennavo prima. La rivolta inizia dopo il licenziamento di circa 300 lavoratori turchi.

Il consiglio di fabbrica e il sindacato non vollero sostenere questo sciopero, per motivi formali ma anche politici. Migliaia di scioperanti occuparono per giorni i locali della Ford, dormendo su materassi nei capannoni della fabbrica, per ottenere salari uguali, migliori condizioni di lavoro e più rispetto. Non ottennero alcun sostegno dai colleghi tedeschi.

Lo sciopero si concluse con l'intervento della polizia. La discriminazione e lo sfruttamento continuarono. Al termine dello sciopero, i manifestanti furono addirittura picchiati da colleghi e polizia e il leader dello sciopero perse il lavoro alla Ford. Un importante membro del comitato di sciopero, Baha Targün, fu espulso dalla Germania.

Ciò nonostante, per la prima generazione di lavoratori a contratto, questo sciopero è stato un grande passo avanti nella lotta per la parità di diritti.

Lo sciopero delle operaie di Neuss

Lo sciopero alla Ford segnò, senza ombra di dubbio, l'apice di un movimento nella Repubblica Federale Tedesca caratterizzato dai lavoratori migranti, tantè che in quell'estate si contarono più di 200 interruzioni spontanee del lavoro.

Streikende in Neuss bei Pierburg

Operaie della Pierburg scioperano a Neuss il 17 agosto 1973

La storica di origine italiana, Nuria Cafaro, membro del direttivo della fondazione Rosa-Luxemburg-Stiftung-NRW e attiva anche per il Frauengeschichtsverein di Colonia, racconta che a Neuss, per esempio, le operaie, guidate da quelle provenienti dalla Grecia, indirono uno sciopero presso il fornitore di automobili Pierburg, paralizzando la fabbrica per diversi giorni e vincendo la propria causa: il cosiddetto “Leichtlohngruppe II”,cioè il “gruppo salariale leggero II”, quindi inferiore, in cui fino ad allora erano state impiegate solo donne, viene abolito. Il Consiglio di fabbrica di Pierburg e parte della forza lavoro tedesca si erano schierati con queste donne. Una pietra miliare nella lotta contro la disuguaglianza salariale tra donne e uomini. Cafaro sottolinea come la storia della migrazione all'interno della cultura tedesca della memoria abbia da sempre un ruolo marginale. Non si parla delle lotte dei migranti. Non se ne parla a scuola, nelle lezioni di storia, e non se ne parla pubblicamente.

“Wilde Streiks” guidati da lavoratori e lavoratrici italiane

Il 4 novembre 1962, circa 3000 operai italiani smisero di lavorare negli stabilimenti della Volkswagen a Wolfsburg. La loro protesta denunciava situazioni discriminatorie a diversi livelli. Da un lato, gli alloggi a loro destinati erano più simili a dei "campi di prigionia", tant’è che divennero l'emblema della politica di accoglienza discriminatoria nei confronti degli stranieri. Dall’altro, venivano discriminati anche attraverso le condizioni di lavoro: i contratti erano sempre precari e agli operai e operaie italiane era negato qualsiasi avanzamento all’interno della fabbrica.

Nel 1972, circa 40 operai e operaie italiane scioperarono negli stabilimenti della BMW di Monaco di Baviera. Non volevano più continuare a lavorare nelle posizioni non qualificate che erano state loro assegnate. Dopo un anno di formazione presso una scuola tecnica di Pisa, circa 150 operai italiani erano entrati in BMW. La direzione aveva promesso loro che avrebbero dovuto condividere una stanza in un dormitorio con non più di altre due persone e che dopo il periodo di prova sarebbero stati promossi a un lavoro commisurato alla loro formazione, con una retribuzione adeguata. Tuttavia, tali promesse non sono mai state mantenute. Operai e operaie italiane trovarono appoggio nella loro protesta anche da parte degli attivisti di Lotta Continua. Chiedevano che venissero mantenute le promesse fatte, ma anche l’introduzone di una pausa retribuita di 20 minuti, un aumento salariale di un marco per tutti e nessun ulteriore aumento del cottimo. Il risultato fu, però, il licenziamento di 28 operai italiani. Tuttavia, questo sciopero alla BMW di Monaco segnò, secondo lo storico Simon Goeke, che ha approfondito la vicenda, l'inizio di una fase di aumento delle lotte dei migranti che durò fino alla metà degli anni Settanta. Oltre alle lotte sul posto di lavoro, ci furono anche lotte per l'alloggio, i diritti di residenza e le questioni sociali, come quelle per gli assegni familiari, la situazione scolastica, il posto agli asili nido.

La testimonianza di un sindacalista italiano, ora in pensione

È stata dura per i lavoratori migranti in Germania. All'inizio spesso erano soli con i loro problemi e le loro rivendicazioni.  Nel frattempo i migranti sono pienamente integrati nel lavoro sindacale. Alla IG Metall, ad esempio, con una quota di iscritti del 22%, e sono addirittura sovrarappresentati nei comitati aziendali e come delegati sindacali. Ne sa qualcosa il sindacalista Giovanni Pollice, ora in pensione, da sempre impegnato politicamente e attivista pe ri diritti degli stranieri in Germania dove è molto conosciuto all'interno della comunità italiana. Pollice ci racconta di quella lontana estate e dello sciopero dei lavoratori migranti della Ford di Colonia.