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Fare ricerca in Germania o rientrare?

COSMO italiano 29.09.2022 20:50 Min. Verfügbar bis 29.09.2023 COSMO Von Francesco Marzano


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Fare ricerca in Germania o rientrare?

Stand: 29.09.2022, 17:24 Uhr

di Francesco Marzano, Giulio Galoppo e Daniela Nosari

La Germania rimane una delle mete più ambite per chi fa ricerca, non solo per i maggiori fondi destinati a questo settore. Ora è in arrivo un piano che stabilisce dove e come investire in ricerca e innovazione, perché il governo è convinto che alla base del progresso economico, sociale e tecnologico stiano appunto istruzione, ricerca e innovazione. Giulio Galoppo ci parla della ricerca in Germania, dei suoi finanziamenti e dei recenti tagli inaspettati. Ascoltiamo poi l'esperienza di Vito Gironda, presidente del FAI, Forum Accademico Italiano, che fa rete in Germania. Del rientro in Italia dei cervelli ci parla Francesco Rossi, del Gruppo Controesodo.

Forscherin mit Ampulle

Gioie e dolori del far ricerca in Germania e in Italia

La “Strategia futura per la ricerca e l’innovazione” del governo tedesco

Si tratta di una strategia definita nell'accordo di coalizione e che si concentra, tra le altre cose, su energia pulita e mobilità sostenibile, protezione del clima, miglioramento dell'assistenza sanitaria per tutti, rafforzamento della coesione sociale, senza dimenticare la digitalizzazione.

I tagli ai fondi e finanziamenti per la ricerca e l’innovazione

Nonostante gli ottimi propositi del governo, è di poche settimane fa la notizia che istituzioni tedesche come il Goethe Institut, la Fondazione Alexander von Humboldt, il DAAD, cioè il Deutscher Akademischer Austauschdienst, o la Freie Universität di Berlino si sono visti tagliare drasticamente i fondi per la ricerca e per lo scambio internazionale di ricercatori scientifici, con una riduzione quindi delle borse di studio da poter elargire, ma anche dei progetti di ricerca da poter finanziare.

Una portavoce del Ministero federale dell’Istruzione e della Ricerca ha sostenuto addirittura che si tratta solo del taglio di singoli progetti o dell’impossibilità di prolungare dei finanziamenti per progetti in corso, sminuendo quindi quanto sta accadendo alla ricerca, in totale contraddizione rispetto a quanto affermano, invece, gli addetti ai lavori. Il Ministero ha anche dichiarato che l’attuale bilancio è caratterizzato da “sfide particolari”, e che il freno all'indebitamento dovrà essere rispettato anche nel 2023. Bisogna forse tenere conto della situazione particolare in cui ci troviamo con la guerra in Ucraina e la crisi energetica - il governo ha stanziato ad esempio finanziamenti militari che non erano previsti, ma sono solo supposizioni.

L’impegno economico della Germania per la Ricerca e Sviluppo?

Nonostante questo inaspettato contraccolpo, la Germania, a tutt’ora, riesce a rientrare nei parametri stabiliti dalla cosiddetta “strategia Europa 2020”, proposta dalla Commissione Europea nel 2010 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Cosa significa? Significa che la Germania ha raggiunto e superato l’obiettivo posto dalla Commissione Europea dell’investimento del 3% del Pil in Ricerca e Sviluppo, raggiungendo il 3,2%, pari a 110 miliardi. Secondo quanto riportato dai più recenti dati Eurostat, nel 2019 gli unici altri Paesi membri ad aver raggiunto l’obiettivo sono stati la Svezia, l'Austria e la Danimarca, mentre l’Italia è tra i Paesi che finanziano meno la ricerca scientifica, poiché ha investito solo l’1,4% del Pil, meno della metà rispetto all'obiettivo fissato.

La distribuzione dei fondi per Ricerca e Sviluppo in Germania

Ci sono grandissmi differenze tra i Länder. Nel 2019, il Baden-Württemberg è stato in testa con un ampio margine, con una spesa in Ricerca e Sviluppo pari a quasi il 6% del Pil. Anche la Baviera e Berlino hanno superato la media nazionale del 3,2%, anche se di pochissimi punti, seguite a ruota da Bassa Sassonia, Assia, Brema e Sassonia. In Sassonia-Anhalt, Schleswig-Holstein, Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Brandeburgo e nel Saarland si sono registrati, invece, gli investimenti relativamente più bassi, con percentuali comprese tra l’1,5 e l’1,9.

I settori maggiormente interessati

Nel Baden-Württemberg, in Baviera e nella Renania-Palatinato, i 3/4 della spesa totale per Ricerca e Sviluppo sono andati nel 2019 al mondo dell’economia e dell’impresa. In Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Occidentale, invece, si è investito per oltre 1/3 del totale nelle università. Infine, nel Brandeburgo e a Brema, la maggior parte dei finanziamenti è andata a istituzioni statali e private senza scopo di lucro, come per esempio gli istituti e centri di ricerca Fraunhofer, Max-Plank e Helmholtz.

Secondo l'Associazione dei promotori delle scienze e delle discipline umanistiche in Germania, il 64% degli addetti alla Ricerca e Sviluppo lavorava nel 2019 in aziende e industrie, il 20% in università e il 15% in istituzioni governative e private senza scopo di lucro.

Germania, meta ambita per fare ricerca

Vito Gironda

Vito Gironda

Secondo dati dell’Ufficio federale di statistica, la Germania nel 2018 finanziava più di 5000 ricercatori ogni milione di abitanti, mentre per esempio l’Italia, nello stesso anno, ne finanziava poco più di 2000. Evidentemente, fare ricerca in Germania è più semplice grazie a maggiori finanziamenti, nonostante tutto.

E tra i ricercatori attratti dalla Germania, ci sono anche moltissimi italiani. Molti di loro si trovano anche ad alti livelli nel mondo della ricerca tedesca e sono alla guida di istituti come, per fare un esempio, il Max-Planck. E proprio in Germania è nato il FAI - Forum Accademico Italiano -, pensato per promuovere l'interazione tra italiani attivi nel mondo tedesco della ricerca scientifica, come spiega Vito Gironda, presidente del FAI, nonché professore di scienze storiche all'università di Bielefeld e delegato per i rapporti Italia-Germania dell'Ateneo, dove esistono cattedre binazionali.

Tornare a fare ricerca in Italia

Esiste un movimento opposto a quello di chi lascia l’Italia per fare ricerca all’estero. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell'economia e delle finanze, infatti, nel 2020 sono rientrati circa 16mila lavoratori  e, secondo stime più recenti, il flusso dei rimpatri è accelerato e dovrebbe aver raggiunto nel 2021 le 20mila unità. Di questo abbiamo parlato con Francesco Rossi del “Gruppo Controesodo”, che tutela e rappresenta i lavoratori italiani che negli ultimi anni sono rientrati dall’estero.