Quel che resta di Riace

Quel che resta di Riace

di Roberto Calabrò

Riace, piccolo borgo calabrese, ha rappresentato per anni un modello di accoglienza per i migranti. Cosa rimane di quella società aperta e solidale ora che il suo ideatore, il sindaco Mimmo Lucano, è sotto inchiesta ed è stato allontanato dal paese? Il nostro reportage.

Reportage aus Riace

Mimmo Lucano molti anni fa ebbe l'intuizione di dare le case abbandonate del paese a chi sbarcava sulle coste calabresi in cerca di un futuro migliore. Da lì in avanti sono nate tante attività in cui hanno lavorato fianco a fianco migranti e riacesi: laboratori artigianali, un frantoio, una fattoria didattica, un ristorante. Sono stati aperti anche l'asilo e la scuola elementare, vista la presenza dei bambini figli dei profughi. Così un piccolo comune del Sud, spopolato ed economicamente depresso, ha ripreso a vivere.

Grazie a questa idea di accoglienza diffusa, Riace è diventato un modello in tutto il mondo, celebrato da libri, film, documentari, articoli di giornali, servizi radiotelevisivi. Lo scorso ottobre, però, il "modello Riace" è stato messo in discussione: il sindaco è sotto inchiesta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e affidamento fraudolento del servizio di raccolta dei rifiuti e gli è fatto divieto di risiedere nel suo paese. Lucano, per il quale è partita un'ondata di solidarietà senza precedenti, si dichiara innocente ed è convinto che tutto si chiarirà. Intanto lo Sprar, il progetto ministeriale che garantiva i fondi per l'accoglienza, è stato chiuso e la maggior parte dei migranti trasferita altrove. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, cosa resta di Riace? Siamo andati a vederlo con i nostri occhi e lo abbiamo chiesto agli abitanti del paese.

Stand: 31.01.2019, 18:30