L’Europa c’è

Ascolta l'intervista a Marta Dassù

COSMO Radio Colonia - Beitrag 28.05.2020 05:27 Min. Verfügbar bis 28.05.2021 COSMO

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L’Europa c’è

di Agnese Franceschini e Filippo Proietti

Il Recovery Plan presentato ieri da Ursula von der Leyen è un nuovo patto generazionale che stanzia 750 miliardi di euro per riparare alla crisi, ma anche per preparare un futuro migliore. Ne parliamo con Marta Dassù, studiosa di politica internazionale.

Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen si stringono la mano in una foto di archivio

Conte e von der Leyen prima del Coronavirus (foto d'archivio)

Il Piano, ribattezzato “Next generation EU” va ad aggiungersi agli strumenti di emergenza già varati e ai mille miliardi di euro che la Banca Centrale Europea investirà nel sistema finanziario, ma presenta novità importanti.

Dei 750 miliardi di euro previsti, 500 sono sovvenzioni e altri 250 prestiti, finanziati da obbligazioni emesse della Commissione europea. I titoli, che hanno scadenze diverse, non andranno rimborsati prima del 2028 e ci sarà tempo fino al 2058.

Il pacchetto di aiuti per l'Italia dovrebbe ammontare a circa 172 miliardi di euro, di cui 81 miliardi sotto forma di aiuti e 91 miliardi come prestiti. Si tratta della quota più alta destinata a un singolo paese.

Secondo Marta Dassù, ai nostri microfoni, però è sbagliato parlare di aiuti a fondo perduto, visto che si tratta di investimenti per progetti futuri che dovranno riguardare l’ammodernamento dell’economia e dell’amministrazione. “Sono investimenti produttivi in settori strategici”, come ad esempio il digitale, che andranno vagliati dall’unione Europea. Le sovvenzioni (81 miliardi), inoltre, non andranno a gravare sul già ingente debito pubblico italiano.

Ma non tutti i paesi dell’Unione sono d’accordo. I cosiddetti “frugali”, Austria, Danimarca, Svezia e Olanda, vorrebbero sostituire gli aiuti a fondo perduto con prestiti vincolati a misure di austerità e a un rigido piano di riforme.

Nel vertice dei capi di governo UE di metà giugno si annuncia dunque un lunga trattativa tra due visioni dell’Europa. Da una parte Germania, Francia e i paesi più colpiti dalla crisi dovuta al coronavirus, come Italia e Spagna, che, secondo Marta Dassù, considerano l’integrazione europea come condizione fondamentale anche per le economie forti come quella tedesca, e dall’altra i paesi frugali che temono un indebitamento generale dell’Unione Europea.

Il piano andrà approvato da tutti i Paesi dell'Unione Europea.

Stand: 28.05.2020, 18:10