Il qatargate scuote le istituzioni europee

COSMO italiano 19.12.2022 17:49 Min. Verfügbar bis 19.12.2023 COSMO Von Francesco Marzano


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Il Qatargate scuote le istituzioni europee

Stand: 19.12.2022, 17:04 Uhr

di Francesco Marzano, Enzo Savignano e Cristiano Cruciani

Tangenti per nascondere le violazioni del Qatar. Con Enzo Savignano cerchiamo di capire come è nato e si è sviluppato questo grave caso di corruzione che per ora coinvolge l’ex presidente del Parlamento Ue, la greca Eva Kaili ma anche eurodeputati italiani. Ma quali sono le leggi e le regole anti-corruzione all’interno delle istituzioni europee. Ne parliamo  con Bernd Hüttemann di Transparency International Deutschland. Per ora lo scandalo coinvolge soprattutto deputati socialisti. Cosa accadrà ora nel gruppo parlamentare? Ne abbiamo parlato con Brando Benifei, capodelegazione del PD a Bruxelles.

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L'ex presidente del PE Eva Kaili

Quando è esploso il Qatargate o Qataropoli?

L’inchiesta della magistratura belga è stata resa nota il 9 dicembre. Gli inquirenti parlano chiaramente di un’organizzazione criminale che agiva all’interno del Parlamento europeo. Secondo i giudici di Bruxelles il ricco Paese del Golfo, il Qatar, con ingenti somme di denaro avrebbe influenzato le decisioni economiche e politiche dell’Eurocamera. L’ipotesi dei magistrati è che la monarchia qatariota abbia elargito denaro per avere trattamenti di favore, giudizi meno severi da parte delle istituzioni europee su un presunto scarso rispetto dei diritti civili e umani e sullo sfruttamento criminale degli operai che hanno anche realizzato gli stadi dove si è svolta la manifestazione iridata dei mondiali di calcio.

Le perquisizioni e gli arresti

Alcuni degli arrestati sono stati colti in flagranza di reato. Tra i fermati anche una delle vicepresidenti del Parlamento europeo, Eva Kaili. A casa della politica greca sono stati rinvenuti sacchi di banconote che, secondo le accuse degli inquirenti, sarebbero il frutto delle tangenti ricevute proprio dal Qatar. Pesantissime le accuse per la Kaili: corruzione e riciclaggio di denaro. Insieme a lei arrestato il padre mentre stava tentando di fuggire con una valigia piena di contanti.

Coinvolti i socialisti e quattro italiani

Si è giunti al fermo degli eurodeputati italiani grazie alle rivelazioni dell’assistente parlamentare Francesco Giorgi, compagno della deputata arrestata Eva Kaili, l'ex vicepresidente del Parlamento europeo è in custodia cautelare, misura che viene presa per evitare che l'indagata possa fuggire o far sparire e inquinare prove. Giorgi, anche lui in custodia cautelare come la Kaili, lavorava per l’eurodeputato PD Andrea Cozzolino, sospeso dal eurodeputato dal PD ma non è in stato d'arresto. In precedenza Giorgi aveva svolto la stessa attività per l’ex eurodeputato socialista, Antonio Panzeri, sospeso dopo l'arresto e ora in custodia cautelare. Tra gli indagati anche Niccolò Figà Talamanca, non è agli arresti ma deve indossare un braccialetto elettronico, era segretario generale della Ong impegnata nella difesa dei diritti umani "No peace Without Justice".

Panzeri figura chiave del Qatargate

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L'ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri

L’ex eurodeputato socialista era un politico molto rispettato e considerato tra i socialisti, all’interno del PD e in tutti gli ambienti delle istituzioni europee. Panzeri nella scorsa legislatura è stato presidente della commissione del Parlamento europeo per la tutela dei diritti umani. Anche per questo motivo ha fondato la Ong “Fight Impunity”, attraverso questa Ong, Panzeri realizzava incontri, gestiva rapporti con Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa e secondo gli inquirenti raccoglieva e distribuiva denaro. Nella sua abitazione di Bruxelles sono stati rinvenuti sacchi e valigie di denaro contenenti diverse centinaia di migliaia di euro.

Come venivano distribuite le tangenti?

Nel corso delle indagini, che hanno previsto l’utilizzo di cimici e telecamere nascoste, è stato accertato dagli inquirenti un incontro tra Panzeri e Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, a cui sarebbero state consegnate delle buste di circa 50mila euro totali, che lo stesso Visentini avrebbe ammesso di aver ricevuto come donazioni di carattere non profit. Per ora gli inquirenti hanno creduto a Visentini che è stato rilasciato. Non hanno creduto invece a Maria Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia dell’eurodeputato che potrebbero aver svolto un ruolo nella raccolta e distribuzione di denaro. Per loro non si esclude l'estradizione in Belgio.

Come sono iniziate le indagini?

Secondo i media italiani ad innescare le indagini potrebbero essere stati i cosiddetti Maroc.Leaks, documenti svelano le manovre di lobbyng, quindi di influenza sul Parlamento europeo da parte del Marocco su alcuni dossier. Per esempio sulle mire di Rabat su alcune zone del Sahara occidentale ma anche per gestire, limitare anche la migrazione proveniente dal Marocco. I primi documenti risalgono al 2013 ma le indagini che hanno portato agli arresti sarebbero cominciate nel 2019.

Il caso rischia di allargarsi

Sempre secondo indiscrezioni riportate da media italiani, le indagini potrebbero coinvolgere almeno 60 europarlamentari, la maggior parte del gruppo dei socialisti e dei popolari, probabilmente impegnati a gestire rapporti con i ricchi Paesi del Golfo non solo Qatar, ma anche Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Ricorderei che Panzeri era uno dei parlamentari con maggior esperienza a Bruxelles aveva contatti continui con capi delegazione, presidenti di commissioni parlamentari e commissari, ma anche ex commissari europei ed ex deputati che solitamente dopo la loro attività all’interno delle istituzioni iniziano a svolgere attività di lobbismo in alcuni settori strategici.

Quale il confine tra lobbismo e corruzione?

Lo abbiamo chiesto a Bernd Hüttermann, menbro esecutivo di Transparency International Deutschland e rappresentante del Movimento europeo Germania. “I lobbysti a Bruxelles sono molto influenti, ma è difficile comprendere come funziona il Parlamento e la democrazia europea”. In pochi quindi sanno muoversi nel complicato sistema della burocrazia europea. È ancora lunga la strada da fare per regolamentare il lobbismo e la rappresentanza degli interessi organizzati a livello europeo. Ma la differenza tra lobbismo e corruzione esiste.

Brando Benifei, eurodeputato socialista

Capodelegazione PD al Parlamento Europeo. Benifei è stato citato nello scandalo da Repubblica a cui ha rilasciato un’intervista escludendo ogni tipo di coinvolgimento. “Sono disgustato, è una vicenda che fa veramente perdere fiducia purtroppo nella nostra democrazia”, sottolinea l’eurodeputato. L’aspetto che più colpisce in senso negativo, sottolinea Benifei, è che da questa indagine giudiziaria emerge che nel parlamento europeo c’erano persone che si sono arricchite speculando sui diritti umani.