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Dove sono le donne del PD?

Ascolta l'intervista a Cristina Giordano

COSMO Radio Colonia - Beitrag 18.02.2021 05:24 Min. Verfügbar bis 18.02.2022 COSMO


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Dove sono le donne del PD?

di Cristina Giordano

Reazioni di protesta all’assenza di donne nelle nomine dei ministri del PD. "Non gridiamo allo scandalo", è un problema noto, dice Paola Concia, ex PD: «Mi sono ribellata e sono stata fatta fuori». Laura Garavini, ex PD, ora IV: «Proprio per questo ho deciso di passare a Italia Viva». L'analisi di Cristina Giordano.

PD-Delegation zur Bildung der neuen Regierung Draghi

Delegazione del PD per la formazione del nuovo governo

Gli obiettivi di Draghi

Mario Draghi nel suo discorso al Senato ha ricordato il triste record dell’Italia, dove c’è ancora uno dei peggiori gap salariali tra uomini e donne di tutta Europa. Mancano le donne manager, dice il neo premier, che promette politiche ad hoc. Parole che arrivano nel bel mezzo della polemica nata dopo la nomina dei ministri: solo 8 su 23 le donne scelte dal premier. Ma ha fatto soprattutto clamore l'assenza di figure femminli nei ministeri affidati a Partito Democratico e Liberi e Uguali. Soprattutto all'interno del PD stesso.

La protesta delle donne PD

I media italiani l’hanno definita «rivolta delle donne PD». Ma, a dire il vero, ha poco della sommossa popolare. Tante però le reazioni pubbliche. Valeria Fedeli, ex ministra dell'Istruzione: «Credo che il tema sia molto serio, non servono ipocrisie». Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa, dice: «Credo sia una sconfitta per tutti». Debora Serracchiani, vicepresidente dell'Assemblea nazionale del PD - che, alla vigilia delle nomine, secondo voci di corridoio, sembrava essere in corsa per il ministero del Lavoro: «Credo che l’errore sia stato fatto e la ferita sia profonda, non credo che siano sufficienti delle compensazioni.»

La proposta di Zingaretti

Il leader del PD, Nicola Zingaretti ha proposto di scegliere ora delle donne come sottosegretarie. Ma la discussione è accesa: accettare le nomine, per alcune "di ripiego", oppure sancire una scissione definitiva, proponendo una propria corrente. E poi c'è l’idea lanciata dalla giornalista Rai Lucia Annunziata: andarsene tutte nel Gruppo Misto fino a quando non cambieranno le cose.

Il PD ha da tempo un problema con le donne

Che il PD avesse un problema con le donne non è una novità. Nel 2018, 400 donne del Partito Democratico firmarono un appello contro i vertici. Criticavano le dinamiche con cui erano stati scelti i posti in lista per le elezioni, perché premiavano gli uomini, e davano poca chance alle donne di essere elette. Ed è questa una delle ragioni che ha portato Laura Garavini, eletta al Senato nella circoscrizione estero Europa con il PD, a lasciare il partito per passare a Italia Viva.

«All’interno del Pd purtroppo era sempre più impossibile portare avanti la voce dei miei elettori, e farlo in quanto donna. Proprio per questo ho deciso di passare a Italia Viva, dove invece c’è sempre stata una grande attenzione, sensibilità, e il fatto che fossi donna non ha giocato nessun ruolo anzi è stato motivo di merito e non una preclusione.»

Le donne forti vengono allontanate

Nessuno stupore nemmeno da Paola Concia, con una lunga carriera nelle fila del PD, da qualche anno fuori dai giochi della politica. Per lei gridare allo scandalo, oggi, non serve a molto. La battaglia andava fatta prima. Assumendosi però qualche rischio. Paola Concia:

«In politica generalmente non si amano le donne forti. Tante di noi sono state fatte fuori, me compresa, viste come corpi estranei perché donne forti che non stavano appresso al capocorrente. Ho cercato di ribellarmi. Io sono stata una che non stava a quei meccanismi e a quelle regole. E infatti sono stata fatta fuori.»

La radice del problema

La mancanza delle nomine a ministri da parte del PD, da un lato va ricercata nel cosiddetto «correntismo»: quando bisogna scegliere nomi per posti di rilievo, come i ministeri, si accontentano le correnti di partito. Attualmente guidate da Dario Franceschini, confermato al ministero della cultura, Lorenzo Guerini, rimasto alla Difesa, e Andrea Orlando, a cui è andato il ministero del Lavoro. Dall’altro, manca una vera leadership femminile, che possa quindi guidare una "corrente", secondo Paola Concia:

«Non è solo colpa degli uomini, un po’ è colpa delle donne, che hanno deciso di stare un passo indietro e farsi cooptare dagli uomini. Perché è chiaro che è più comodo. Stanno sempre un passo indietro. Manca che cosa? La leadership. Mancano donne che si mettono in prima fila. L’ultima che lo ha fatto è stata Rosy Bindi che si è candidata al congresso.»

Garavini: «Manca la solidarietà femminile»

Anche Monica Cirinnà chiede di «sfondare le porte» e imporsi ai vertici. Ma sfondare le porte significa anche rischiare di essere escluse. E questo diventa più difficile se manca la solidarietà dalle colleghe di partito. Come sostiene Laura Garavini:

«Purtroppo c’è anche poca solidarietà al femminile e c’è un ottuso atteggiamento da parte dei colleghi maschi che si riempiono la bocca di parole rispetto alla valorizzazione delle risorse femminili ma quando si tratta di ripartirsi i posti sono ben attenti che donne vadano nei posti giusti.»

Cambiare le dinamiche

Nicola Zingaretti, segretario del partito, ha ribadito la volontà a capire le radici del problema. Ora sta quindi anche agli uomini contribuire a cambiare le dinamiche di partito, per dare le giuste chance alle donne competenti che lo meritano. E trasformare in realtà quello che il partito reclama come uno dei temi fondamentali - ovvero la parità fra uomini e donne.

Stand: 18.02.2021, 18:25