I lavoratori italiani del Terzo Reich

Ascolta l'intervista a Brunello Mantelli

COSMO Radio Colonia - Beitrag 17.12.2021 05:59 Min. Verfügbar bis 17.12.2022 COSMO


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I lavoratori italiani del Terzo Reich

di Vincenzo Savignano e Francesco Marzano

Un milione e 200mila storie di italiani, donne e uomini, impiegati come manodopera utile all'economia di guerra della Germania nazionalsocialista. Ai nostri microfoni lo storico Brunello Mantelli che ha da poco realizzato un'approfondita ricerca su questa rilevante pagina di storia nelle relazioni tra Germania e Italia.

Die Zwangsarbeit der Italienern in Deutschland

Liberazione di un lavoratore coatto in Sassonia-Anhalt, aprile 1945

Nella prima fase, cioè quella che va dal 1938 al 1942, lo spostamento di braccia italiane oltre il Brennero avvenne all'interno dell'alleanza tra Roma e Berlino. In virtù di questa alleanza, "i lavoratori dell'Italia monarchico-fascista erano considerati più affidabili di altri. I primi trattati, i protocolli economici, tra Roma e Berlino partirono in realtà dal 1934 in poi, per entrare nel vivo dalla fine del 1937", spiega lo storico Brunello Mantelli.

Mantelli, storico dell'Università della Calabria è riuscito ad effettuare uno studio molto approfondito sul tema dei lavoratori del Terzo Reich grazie ad una serie di fondi investiti da una "Commissione italo tedesca che ha voluto avviare uno studio parallelo sull'argomento. In realtà i finanziamenti sono giunti solo dalla Repubblica federale tedesca", aggiunge Mantelli.

"Il primo grande reclutamento industriale - racconta lo storico - avvenne nel 1938 con 6.000 lavoratori edili italiani che sono andati a costruire la sede Volkswagen e anche la città di Wolfsburg, dove nacque la grande casa automobilistica, nella Bassa-Sassonia".

In questa fase gli emigrati poterono mandare denaro a casa, e quindi parecchie migliaia di famiglie, vissero grazie al denaro che arrivò dalla Germania.

La seconda fase di reclutamento della manodopoera va dal 1943 al 1945. Dopo l’8 settembre 1943 l'Italia diventa un "alleato occupato, ma la Germania continua, dato il prolungarsi della guerra, ad aver molta fame di braccia. Basti pensare che complessivamente i lavoratori e le lavoratrici nel Reich arrivano a 500.000." racconta Montelli.

"Oltre a trattenere nei propri confini almeno 100mila dei lavoratori italiani che vi erano giunti prima della crisi dell'estate 1943, Berlino si affretta ad utilizzare come manodopera la grande maggioranza degli IMI, cioè degli Internati militari italiani fatti prigionieri dalla Wehrmacht subito dopo l'8 settembre. Furono oltre 650mila i soldati e sottufficiali italiani internati", ricorda Mantelli.

Stand: 17.12.2021, 18:30