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Luci ed ombre dell’home office

COSMO italiano 07.02.2022 26:51 Min. Verfügbar bis 07.02.2023 COSMO Von Francesco Marzano


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Luci ed ombre dell’home office

Stand: 07.02.2022, 18:00 Uhr

di Vincenzo Savignano e Francesco Marzano

L’Istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera, Ifo, ad inizio 2022 ha presentato uno studio approfondito sul lavoro da casa durante la pandemia. Il sociologo Luca Pesenti ci spiega quali sono gli aspetti negativi di questa modalità lavorativa. Invece Silvio Vallecoccia trae un bilancio tutto sommato positivo della sua esperienza in home office.

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Lavorare mentre i figli giocano

La diffusione del lavoro da casa

Nel corso della pandemia da Covid-19, l’home office è stato fin da subito individuato come una delle misure più efficaci per ridurre e tenere sotto controllo la diffusione del virus. Molti Paesi europei per esempio, fin dai primi mesi della pandemia, hanno imposto la chiusura di tutti i luoghi di lavoro non essenziali e incoraggiato il lavoro da casa. Secondo uno studio di Eurofound, è possibile calcolare che nell’Ue, dei 27 Paesi, quindi Gran Bretagna esclusa, circa il 37% dei lavoratori al momento sta lavorando da casa dall’inizio della pandemia. Si va dal 59% in Finlandia al 18% in Romania. Comunque il tasso del 37% è più del doppio del livello di smart working registrato in Europa prima del Covid-19. 

Cosa si intende per smart working

Letteralmente in italiano si traduce come lavoro agile e viene utilizzato per indicare una modalità di lavoro non vincolata da orari o luoghi di lavoro. Lo smart working si stava diffondendo prima della pandemia soprattutto in quei settori che non richiedevano la presenza stabile di un lavoratore in un posto di lavoro fisso. Con la pandemia lo smart working è diventata una modalità di lavoro per far fronte ad un’emergenza. La sua diffusione ora è talmente capillare che in molti Paesi il fenomeno è diventato tema di studio economico e sociale. Ad inizio 2022 l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera, Ifo, ha presentato uno studio sull’home hoffice.

Che cos’è l’Ifo

È uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica in Germania e in Europa. È conosciuto da economisti e media poiché ogni mese presenta l’omonimo indice Ifo, che è il frutto di un’indagine condotta, ogni mese, su 7.000 aziende e imprese tedesche impegnate in diversi settori commerciali: dal manifatturiero alle costruzioni, dal commercio all’ingrosso al dettaglio. L’Istituto, mensilmente, chiede agli imprenditori una valutazione sull’andamento produttivo e commerciale dell’ultimo mese: soddisfacente, buono, negativo. Quindi, attraverso una serie di calcoli e parametri, l’Ifo ricava il suo indice che da anni influenza, spesso in modo determinante, le borse di Francoforte ed europee. Non a caso quindi l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera ha voluto presentare un suo studio su quanto sia diffuso l’home hoffice in Germania.

I risultati dello studio

A gennaio 2022 in Germania circa il 28% dei lavoratori svolgeva le proprie mansioni in home office. Ad agosto dello scorso anno la percentuale era quasi del 24%, la quota più alta è stata raggiunta nel febbraio 2021 quando quasi la metà di tutti i lavoratori dipendenti in Germania era in home office, a marzo dello scorso anno quasi il 32% di tutti i lavoratori, quindi uno su tre ha lavorato da casa. Ma ci sono grosse differenza tra i diversi settori del mercato del lavoro.

Dove è più diffuso

Nei settori dei servizi, delle consulenze, della telecomunicazione ma anche dei media e dell’informazione, i lavoratori che operano e hanno operato in home office supera ed ha superato ampiamente la quota del 70%. Un istituto di ricerca dell’Hans Böckler Stiftung ha addirittura sottolineato che in alcuni settori imprenditoriali, in particolare in quello della fornitura di servizi, l’home office ha portato dei vantaggi: snellito determinate procedure e facilitato il lavoro dei dipendenti.

Dove è meno diffuso

Secondo l’istituto di ricerca economica di Colonia, IW, in Germania, rispetto altri Paesi europei e non, l’home office non si è diffuso così rapidamente ed efficacemente nel mondo del lavoro, causando in alcuni casi un rallentamento dell’economia. Il lavoro da casa, secondo l’Ifo di Monaco, risulta meno diffuso nei settori della giustizia: quindi meno usato da avvocati e nei tribunali ma anche da architetti e ingegneri, in questi settori la quota scende sotto il 40 o addirittura il 30%. I settori in cui è stato meno utilizzato sono quelli della sicurezza, polizia e forze dell’ordine, ma anche nel settore delle costruzioni e ovviamente dei lavori di ristrutturazione delle abitazioni, ma anche dei trasporti e consegna pacchi. Fanalini di coda il commercio al dettaglio e la ristorazione.

Home office salvagente del mondo del lavoro

Secondo l’Ifo il lavoro da casa ha soprattutto limitato l’esplosione dei costi da parte del Bund, il governo centrale, per la cassa integrazione, il Kurzarbeit, misura a cui hanno fatto e fanno ancora ricorso migliaia e migliaia di aziende piccole e grandi in Germania. Lo studio dell’Ifo inoltre conferma che l’home office ha rallentato la diffusione del coronavirus soprattutto al livello locale e regionale.

Il futuro dell’home office

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Tante difficoltà per molte mamme

La sua evoluzione non dipenderà solo dall’andamento della pandemia. Anche l’Ifo, nel suo studio, giunge alla conclusione di come la pandemia forse abbia accelerato determinati processi legati alla digitalizzazione e telematizzazione del mondo lavoro, in parte già previsti dal programma del nuovo esecutivo di Berlino. L’home office può, secondo l’Ifo, essere definito un trend del mondo del lavoro, una modalità che può rappresentare l’evoluzione futura di molti settori dell’economia e del lavoro. Non a caso il ministero del lavoro tedesco sta pensando anche di inquadrare al livello legislativo l’home office, ma ci sono molti aspetti difficili da regolamentare.

Il sociologo e gli aspetti negativi dell’home office

Ci vorrà del tempo per capire le reali conseguenze dell’home office non sull’economia bensì sulle nostre vite. Comprendere quindi le conseguenze a livello sociale dell’home office. Un tema che la sociologia sta iniziando ad esplorare. “Alcune ricerche sottolineano che ci sono degli elementi negativi che devono essere tenuti in considerazione se non vogliamo rischiare di ridurre il lavoro a pura prestazione, riducendo in qualche modo la portata umana del lavoro”, sottolinea il professore di sociologia dell'Università Cattolica di Milano Luca Pesenti.