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Al via l'esperimento giallo-rosso

Ascolta l'intervista a Tommaso Pedicini

COSMO Radio Colonia - Beitrag 29.08.2019 05:04 Min. Verfügbar bis 28.08.2020 COSMO

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Al via l'esperimento giallo-rosso

di Tommaso Pedicini

Giuseppe Conte ha ricevuto questa mattina (29.08.2019) l'incarico per la formazione di un nuovo governo da parte del presidente della Repubblica. Conte ha accettato con riserva. Nei prossimi giorni la lista dei ministri del nuovo esecutivo Pd-M5S, poi il voto di fiducia. L'analisi di Tommaso Pedicini.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte ha accettato con riserva l'incarico di formare il governo M5S-Pd

Quante possibilità ha il Conte bis di nascere e di durare fino a fine legislatura?

Con grande probabilità il nuovo governo vedrà la luce in tempi brevi. La difficoltà principale era quella di aprire velocemente un canale di comunicazione tra Pd e Movimento 5 stelle, ora che il dialogo è ben avviato l’eventuale voto di conferma sulla piattaforma Rousseau o i numeri un po’risicati in Senato non mi sembrano ostacoli insormontabili, anche perché della maggioranza faranno probabilmente parte anche Liberi e Uguali e diversi parlamentari dei gruppi misti. Altra questione è la durata di questo probabile Conte bis. Ecco, qui l’esperienza dei 14 mesi di liti e tensioni tra leghisti e pentastellati ci insegna che alleanze tra formazioni molto eterogenee sono estremamente complicate e tendono a saltare in fretta, con buona pace di programmi comuni e accordi di governo. Inoltre Pd e M5s vengono da anni di pesanti insulti reciproci e ricucire un rapporto dal punto di vista umano, prima ancora che politico, non è impresa facile.

Quali sono i punti in comune su cui Pd e 5 stelle possono trovare un percorso comune e quali gli aspetti dove le distanze rischiano di rimanere incolmabili?

Sicuramente sulla politica sociale ed economica Pd e 5 stelle possono trovare punti in comune. Entrambi gli schieramenti sono in sostanza d’accordo su temi come il salario minimo e la revisione in chiave più equa delle aliquote fiscali. Entrambi rifiutano la flat tax proposta dalla destra. Nonostante le critiche sulle modalità di applicazione, il Pd non è contrario ad una misura di sostegno universale contro la povertà come è il reddito di cittadinanza. Sulle politiche ecologiche, inoltre, vedo una sostanziale unità d’intenti. Persino in politica estera, dopo la decisione di Conte di sostenere Ursula von der Leyen a presidente della Commissione europea, non vedo più le distanze del passato. È, invece, su temi come la riforma della giustizia, le scelte in tema di contrasto alle migrazioni, sulle politiche industriali e infrastrutturali ma anche sulle riforme come il taglio dei parlamentari o una nuova legge elettorale che le distanze sono ancora molto grandi.

Come cambierà il ruolo di Giuseppe Conte nel nuovo probabile governo giallo-rosso rispetto agli ultimi 14 mesi a capo dell’esecutivo giallo-verde?

Giuseppe Conte è stato nella sua prima esperienza di governo un “premier-cerniera” tra Lega e 5 stelle, un presidente estremamente defilato e silenzioso, spesso succube del decisionismo dei suoi due vice, Matteo Salvini e Luigi di Maio. La sua personalità di leader si è rivelata agli italiani solo da ultimo, al Senato il 20 agosto scorso, quando è arrivato alla resa dei conti con Matteo Salvini che voleva affossarlo. Ora, nel nuovo probabile esecutivo, Conte si ritaglierà sicuramente un ruolo di maggiore visibilità. Inoltre sarà un premier chiaramente espressione del Movimento 5 stelle, non più il mediatore tra gli alleati di governo come è stato in passato. Non dobbiamo inoltre dimenticare che anche all’estero le sue quotazioni sono salite in questi 14 mesi: lo testimoniano le lodi pubbliche del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk al G7 di Biarritz, e persino l’endorsement recente del presidente Usa, Donald Trump.

Ad aprire questa anomala crisi agostana è stato Matteo Salvini. Il leader della Lega alla fine è il vero perdente di questa vicenda?

Al momento sembrerebbe proprio di sì. Ricordiamo come sono andati i fatti: Matteo Salvini, usando il pretesto del voto sulla Tav e cedendo alle pressioni dei suoi uomini che, sondaggi alla mano, volevano andare al voto anticipato per governare da soli il Paese, ha provato il colpo di mano. Ma non solo il colpo di mano della sfiducia a Ferragosto gli è andato male, tutta la gestione della crisi da parte della Lega è stata tragicomica con mozioni di sfiducia prima avanzate e poi ritirate, penosi tentativi di ricucitura con i 5 stelle e da ultimo, ora che si delinea una maggioranza alternativa, grida al presunto complotto internazionale contro la Lega e il sovranismo. Chiaramente se poi l’esperienza giallo-rossa dovesse fallire dopo pochi mesi, Salvini si presenterebbe alle elezioni anticipate e otterrebbe un successo epocale. E questo scenario è sicuramente un incentivo in più a non fallire per Pd e M5S.

Stand: 29.08.2019, 18:45