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“Se non serviamo, ce ne andiamo a casa”.

“Se non serviamo, ce ne andiamo a casa”.

di Cristina Giordano e Luciana Caglioti

I sindaci dei centri colpiti dal terremoto del 2016 si sentono abbandonati dalle istituzioni e minacciano di dimettersi. Abbiamo raggiunto Filippo Palombini, sindaco di Amatrice, che racconta la situazione di completo abbandono da parte delle istituzioni.

Amatrice, Italien,

Un'immagine recente di Amatrice

“È una situazione di stallo che comincia a diventare veramente insopportabile. La gente è stremata e ha bisogno di risposte. La mia non è una minaccia, ma saremo costretti a dimetterci”. Così Filippo Palombini, sindaco di Amatrice, ai nostri microfoni racconta il suo grido di protesta per smuovere la ricostruzione, ormai ferma da tempo a causa della burocrazia, e aggiunge: “I primi cittadini sono quelli che stanno sul posto, che conoscono le esigenze della gente, abbiamo bisogno di un interlocutore forte che ci ascolti, se non serviamo, ce ne andiamo a casa”.

Palombini si fa portavoce di un malessere diffuso tra i primi cittadini dei comuni del centro Italia colpiti dal terremoto nel 2016 e nel 2017, ma respinge la polemica che vede contrapposti i bisogni dei terremotati a quelli dei migranti: “Sono speculazioni assolutamente inutili. Ci sono gli immigrati. Ci sono i terremotati. Ci sono due problemi e lo Stato li affronta entrambi” risponde il sindaco di Amatrice.

Amatrice rischia di diventare una città fantasma? Palombini risponde così: “La vita quotidiana si fa con i mezzi che abbiamo, però non le nascondo che durante il Natale dello scorso anno vedevo più gente che stava insieme perché aveva la speranza che succedesse qualcosa. Durante questo Natale ho visto malinconia e gente che ha preferito passarlo fuori."

Stand: 30.01.2019, 18:22