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La memoria e il futuro

La memoria e il futuro

di Luciana Mella

Nel 2016 è morto Max Mannheimer, uno dei più autorevoli testimoni della Shoah. L'edizione italiana del suo diario "Una speranza ostinata", da poco pubblicata, è stata tradotta da Claudio Cumani, italiano di Monaco. Che ha conosciuto Mannheimer, e ce ne parla.

Späten Tagebuches

La cover del libro

Scrittore, poeta e pittore ceco di origine ebraica, Mannheimer era stato prigioniero nei lager di Theresienstadt, Auschwitz e Dachau, dove aveva visto morire tutta la sua famiglia. Sopravvissuto all'eccidio, aveva scelto di essere un pacifico testimone della barbarie nazista, cercando di trasmettere, insieme al dovere della memoria, soprattutto messaggi di ottimismo alle giovani generazioni. Viveva non lontano da Monaco di Baviera e puntualmente si recava al campo di concentramento di Dachau per presenziare a ricorrenze e celebrazioni in ricordo delle vittime. E fu proprio lì che Claudio Cumani, astrofisico impiegato all’ESO (European Southern Observatory), ed ex presidente del Comitato per gli Italiani all'Estero di Monaco, lo aveva conosciuto e iniziato a frequentarlo.

Claudio Cumani und Max Mannheimer

Claudio Cumani e Max Mannheimer

Dalla loro amicizia è nata l'edizione italiana di "Spätes Tagebuch" (1985), diario della prigionia nei Lager di sterminio, scritto da Mannhiemer in pochi giorni nel 1964, quando, convinto di essere prossimo alla morte, realizza di non aver mai raccontato alla figlia la sua tragica esperienza. Un libro di memorie dedicato all'umanità, tra le cui pagine l'ostinazione diventa la dimensione morale della speranza. Uscito a settembre 2016 nelle librerie italiane con il titolo "Una speranza ostinata" (Add editore), il volume in pochi mesi è andato esaurito. Le tante richieste e le positive recensioni ottenute hanno fatto sì che poco prima di Natale sia stato ripubblicato. Max Mannheimer è morto il 23 settembre 2016 a 96 anni.

Stand: 04.01.2017, 18:29